«Mal di Ventre moribonda»
Cabras, il Gruppo di Intervento giuridico preoccupato per le condizioni dell’isola
CABRAS. L’isola è ritornata sotto i riflettori. Dopo la “conquista” simbolica di Doddore Meloni, la messa celebrata dall’arcivescovo di Oristano, Monsignor Ignazio Sanna, ha contribuito a riportare a galla la scarsa lungimiranza con cui Mal di Ventre viene gestita dall’amministrazione comunale ma, soprattutto, dall’Area marina protetta.
A mettere l’accento sulle mancate strategia di controllo e valorizzazione degli 86 ettari di terra e granito a meno di 4 miglia nautiche dalla costa, sono gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico: «Mal di Ventre è un paradiso abbandonato», spiega Gian Carlo Fantoni, «ne parliamo da più di vent’anni e avevamo riposto tante speranze nella nascita di un’area marina che finalmente avrebbe potuto lavorare per tutelare e valorizzare Mal di Ventre. Purtroppo, le nostre aspettative sono state cancellate dalla prova dei fatti».
Tra i problemi segnalati dal Gruppo d’intervento giuridico ce ne sono due che non sono nuovi per l’isola del Sinis: «Innanzi tutto l’eccessiva pressione antropica», puntualizza Fantoni, «perchè Mal di Ventre è frequentata da troppe persone che non hanno la minima idea di quanto possa essere delicato l’ecosistema dell’isola. Ci riferiamo alla nidificazione del gabbiano corso, alla presenza della piccola Vedova nera che in sardo si chiama Argia e a tante altre situazioni delicate di cui i turisti dovrebbero essere informati»
Il secondo problema riguarda il turismo, argomento su cui gli ambientalisti hanno le idee chiare: «L’affollamento dei diportisti sull’isola non porta nulla, nessun guadagno e nessun ritorno d’immagine. Diverso sarebbe se Mal di Ventre fosse gestita come meriterebbe un’isola che è il riassunto ambientale e archeologico di tutto il Sinis, patrimoni di questo tipo devono creare lavoro e ricchezza», conclude Fantoni prima di aggiungere l’ultimo dettaglio a un grido d’aiuto che rimbomba da vent’anni.
«Mal di Ventre è una proprietà privata ma questo non deve impedire di imbastire azioni di tutela e progetti di conservazione che possano preservarla fino a quando il turismo ambientale non diventerà una realtà anche nel Sinis». Un appuntamento che slitta di anno in anno e che ormai sembra più una missione impossibile piuttosto che un vero e proprio piano di sviluppo turistico su cui puntare nel breve o nel medio periodo.
Claudio Zoccheddu
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