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Gattini abbandonati e salvati ma nell’indifferenza generale

Gattini abbandonati e salvati ma nell’indifferenza generale

TRENURAGHES. Da una parte il senso civico e lo spirito di umanità, dall’altra la difficoltà delle istituzioni a dare risposte adeguate ad un problema sempre più sentito. Nel mezzo di tutto questo la...

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TRENURAGHES. Da una parte il senso civico e lo spirito di umanità, dall’altra la difficoltà delle istituzioni a dare risposte adeguate ad un problema sempre più sentito. Nel mezzo di tutto questo la vita di due piccoli micetti nati da qualche giorno e salvati da un gruppo di turisti. Si sviluppa fra Tresnuraghes e Bosa il racconto di Franco Castoldi, informatico di Milano in vacanza a Porto Alabe con la moglie e alcuni amici. Nell’orto di casa della frazione balneare di Tresnuraghes, località dove il gruppo trascorre le ferie, trova alcuni gattini. Probabilmente sono nati da pochi giorni e non si sa come siano finiti lì. Comunque li accudisce nel migliore dei modi in attesa di soluzioni. «Dopo il ritrovamento nel giardino li abbiamo rifocillati e sperato nel ritorno di mamma gatta», racconta Franco Castoldi. Della gatta, però, dopo un giorno non c’erano tracce e così i turisti decidono di percorrere le vie istituzionali. Prima a Bosa, dove però nessuno può prenderli in affidamento; poi a Tresnuraghes, a cui fa capo la competenza sulla marina di Porto Alabe.

«Siamo andati in Comune, dove abbiamo chiarito che non ci saremmo mossi finchè la questione non fosse stata risolta. Nel frattempo si è presentato un gruppo di amministratori, tra cui la vice sindaco, che ha affidato i gatti agli addetti dell’antincendio, perché fossero accuditi in attesa di un possibile affidamento», racconta Franco Castoldi.

Consegnata la cesta con i gattini completa di biberon di latte per alimentarli, i turisti vanno via. Ma il giorno dopo,preoccupati per la sorte dei mici a cui si erano affezionati, sono andati a verificare le loro condizioni, nel garage della stazione di Tresnuraghes che ospita i Barracelli. «Purtroppo non avevano mangiato – prosegue Franco Castoldi –. Ci hanno detto che non erano riusciti a dargli il latte ed erano ridotti peggio del giorno precedente. Così li abbiamo ripresi con noi, sperando ora nell’aiuto di un veterinario perché possano trovare una sistemazione».

Insomma una serie di traversie che ha lasciato l’amaro in bocca al gruppo di turisti. «Capiamo che il problema randagi è difficile da affrontare, ma da parte di un’amministrazione pubblica ci si aspetta una minima presa in carico», conclude il turista.

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