La Nuova Sardegna

Oristano

Santa Giusta, la morte arriva prima dell’ufficiale giudiziario

di Francesco G. Pinna
Giuseppe Floris nella sua casa di Santa Giusta
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Giuseppe Floris nella sua casa di Santa Giusta

Giuseppe Floris ha cessato di vivere nella casa destinata allo sfratto. Difendeva l’abitazione in cui viveva con moglie invalida e figlio paraplegico

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SANTA GIUSTA. Morto a 63 anni causa di un tumore, aspettando il ritorno dell'ufficiale giudiziario che già a luglio aveva tentato di portargli via la casa dove abitava assieme alla moglie invalida e a un figlio parpalegico.

Il primo tentativo di portargli via la casa Giuseppe Floris, attivista convinto del Movimento de liberatzioni natzionali sardu, lo aveva respinto con grande dignità e determinazione con l'aiuto di un gruppetto di amici del Mlns e dei movimenti antisfratto. Il giorno fissato era il 16 luglio. La sera prima in una intervista alla Nuova Sardegna aveva giurato che non si sarebbe lasciato portare via la casa senza combattere. In mano però aveva già il foglio di ricovero in ospedale firmato dal suo medico. L'assalto dell'ufficiale giudiziario era riuscito a respingerlo, seppure provvisoriamente. Rinvio al 24 settembre con la promessa del sindaco Antonello Figus che i Servizi sociali si sarebbero attivati per trovargli un'altra casa dove andare a vivere con la famiglia.

Il tumore però non gli ha lasciato scampo. Prima il ricovero in ospedale, poi il ritorno a casa con la consapevolezza che sarebbe stato per breve tempo. È morto la notte tra sabato e domenica. Le vicende dello sfratto, ordinato dal giudice prima ancora della vendita all'asta della casa pignorata, fissata solo per il 14 settembre, non lo hanno certo aiutato, se non a sconfiggere, quanto meno ad alleviare la malattia e le sofferenze. Negli anni ‘80 Giuseppe Floris era un imprenditore di successo. La sua attività era la ventiseiesima in rovincia di Oristano per fatturato. Poi l'inizio della crisi. I clienti che non pagano più, le banche che cominciano a chiudere i rubinetti del credito. La batosta arriva dal l'Agenzia delle Entrate.

«Nonostante le difficoltà, avevo continuato a pagare le tasse, per lo Stato era la prova che ero un evasore e per questo mi aveva presentato un conto da 800mila euro». Negli ultimi anni era impegnatissimo nella lotta per l'indipendenza della Sardegna. Aveva partecipato alla fondazione del Mlns e del Governo provvisorio della Sardegna, costituito ai sensi dell'artico 96.3 del Primo Protocollo di Ginevra del 1977 ed aveva promosso la nascita del Tribunale popolare sardo e la teoria della sovranità personale, in nome della quale si era dichiarato “libero da ogni ordinamento, statuto, codice, norma o regolamento dello Stato italiano e dei suoi concessionari”. Il funerale stasera alle 16.30.

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