Corsa degli scalzi, le donne in costume sigillano la festa
Ultimo atto della tradizionale cerimonia popolare di Cabras Su cammineddu da San Salvatore alla chiesa di S.M. Assunta
CABRAS. «Attrus annus mellus«. Con il rientro a Cabras delle donne scalze e di Santu Srabadoeddu, la festa di San Salvatore di Sinis può essere consegnata agli annali. Dopo la corsa degli uomini, infatti, ieri mattina è toccato alle donne. Scalze, con il costume sardo e sistemante in due file ordinate, le donne Cabras hanno sfilato di buon mattino sui sentieri del Sinis fino ad arrivare alla chiesa di Santa Maria Assunta.
Le scalze hanno abbandonato il villaggio di San Salvatore di buon mattino per riversarsi in “su cammineddu”, la strada sterrata che collega San Salvatore al canale scolmatore, da dove poi si continua sull’asfalto.
Dopo un tragitto lungo circa due ore, Santu Srabadoeddu è stato salutato all’ingresso a Cabras da una slava di mortaretti e dallo sguardo attento di tanti spettatori. Con il passare degli anni, infatti, anche la processione delle scalze ha abbandonato l’intimità di un rito che fino a poco tempo fa era un esclusiva per pochi.
D’altra parte, la processione delle donne trasmette le stesse emozioni della corsa degli uomini, a cui deve essere aggiunta nota di colore garantita dai costumi femminili della tradizione cabrarese.
Inoltre, le donne di Cabras entrano a pieno titolo nella festa di San Salvatore perché tra le storie che raccontano la genesi della festa di San Salvatore c’è anche chi sostiene che, cinquecento anni fa, siano state proprio le donne a mettere al sicuro il simulacro del Santo mentre gli uomini erano impegnati a combattere i pirati saraceni. Una delle mille sfaccettature di una festa che meriterebbe un’attenzione maggiore anche da parte delle istituzioni, a volte distratte o poco impegnate nella promozione di un rito affascinate coma la festa di San Salvatore di Sinis.
Claudio Zoccheddu
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