La Nuova Sardegna

Oristano

Il Consiglio boccia l’ordine del giorno: si resta con Abbanoa

di Enrico Carta
Il Consiglio boccia l’ordine del giorno: si resta con Abbanoa

Quattordici voti contrari alla proposta dell’opposizione Per la maggioranza la rescissione espone il Comune a rischi

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ORISTANO. Da Abbanoa non si esce, dalle polemiche non si scappa. E stavolta lo scambio di accuse tra maggioranza e opposizione raggiunge picchi di tensione mai visti durante la legislatura, tanto più che è il sindaco in prima persona a lanciare gli strali più infuocati all’indomani del voto del consiglio comunale. In quattordici contro undici hanno deciso che questo non è il momento più adatto per dire addio al gestore regionale del servizio idrico, respingendo l’ordine del giorno dei nove consiglieri di opposizione a cui si sono aggiunti i due indipendenti che ormai votano con il centrosinistra in misura quasi simile al numero delle apparizioni della Madonna di Fatima.

L’ordine del giorno chiedeva il parere favorevole alla rescissione del contratto con Abbanoa, ma è arrivato un «no» inserito in una sorta di teatro della politica in cui i ruoli, fatta salva qualche rara eccezione (Giuliano Uras e Peppi Puddu), si ribaltano completamente. Quando Oristano fece il suo ingresso in Abbanoa era il 2008, ai tempi della giunta Nonnis, e la maggioranza di centrodestra di allora diede parere favorevole per appena un voto affinché ci si affidasse al nuovo gestore. Martedì è accaduto l’opposto, con il centrosinistra che, rispetto alla contrarietà di sette anni fa, oggi ritiene che non ci siano le condizioni per andarsene.

Così, tra paragoni con recenti partite di tennis negli Stati Uniti e scambi di accuse su argomenti tutt’altro che sportivi, l’aula si è accesa sin dal momento in cui il consigliere Salvatore Ledda ha esposto l’obiettivo dell’ordine del giorno e tracciato una linea di demarcazione spiegando che chi avesse votato a favore di questo sarebbe stato contro ad Abbanoa, mentre chi l’avesse respinto sarebbe stato favorevole. Così il solco è diventato trincea, con l’opposizione intenta a demolire il gestore dell’acqua oltre alla linea del Comune e la maggioranza pronta a instillare i dubbi su quello che ha ritenuto come un pericoloso salto nel buio che esporrebbe i cittadini a spese ulteriori senza garanzie di servizi che oggi, per quanto non all’altezza, comunque esistono.

Così i due schieramenti hanno viaggiato come le rette parallele, affiancate senza mai incontrarsi. Il centrodestra ha agitato lo spettro di una società – pubblica e non certo privata, è bene ricordarlo – che vessa gli utenti offrendo un servizio pessimo e lasciando il Comune a crogiolarsi tra i debiti e gli impegni che in questi anni Abbanoa non ha mai rispettato; dall’altra parte della barricata il centrosinistra ritiene che l’incarico ricevuto dal sindaco all’interno dell’Ente di Governo dell’ambito idrico della Sardegna possa smuovere davvero le acque e fungere da elemento di pressione verso Abbanoa.

Posizioni distanti anche sulla legalità dell’operazione che porterebbe il Comune fuori dalla gestione Abbanoa: fattibile per i promotori dell’ordine del giorno visto che Abbanoa non avrebbe adempiuto alle clausole contenute nel contratto del 2008; una pazzia per chi teme cause legali e risarcimenti a sei cifre, oltre che l’incapacità del Comune di poter gestire il servizio dopo anni di disimpegno.

In mezzo i cittadini (anche i più attenti) che, certo, per Abbanoa non stravedono, ma allo stesso tempo vedono il cambio di fronte esercitato dagli schieramenti e inevitabilmente si chiedono: è solo un gioco di parti e di esigenze politiche?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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