Social carpet, lezione verde al Classico
Piantati semi del vitigno della vernaccia e dei meloni del Sinis: oltre ventimila quelli sinora inseriti
ORISTANO. I semi del vitigno Vernaccia e dei meloni del Sinis, ma anche quelli delle erbe che crescono spontanee sul ciglio delle strade e nei campi incolti.
Niente spiegazioni di greco e latino o esercizi alla lavagna ieri mattina per gli studenti di seconda del Liceo classico di Oristano.
In cento, guidati dai loro insegnanti e dal dirigente Pino Tilocca, si sono ritrovati alle 9,30 in palestra per partecipare alla tappa oristanese del Social Carpet, organizzata dal Sasol Point 4 e in tanti, portando un seme o un filo, hanno dato il proprio contributo alla tessitura collettiva del tappeto che all'Expo di Milano ha avuto un successo straordinario e che ora è lungo qualche cosa in più rispetto ai 22 metri che aveva raggiunto in poco più di una settimana.
Alla iniziativa organizzata dal Sasol Point 4 di Oristano hanno partecipato anche l'assessore regionale all'Agricoltura Elisabetta Falchi e l'imprenditrice di Guspini Daniela Ducato, che del Social Carpet è in qualche modo la mamma.
Sono più di 20 mila, finora, i semi inseriti nel Social Carpet da oltre duemila persone.
«Sono semi reali, ma hanno anche un grande valore simbolico, sono i semi dell'accoglienza, della solidarietà e dell'apertura verso gli altri» ha spiegato la presidente del Sasol Point 4 Luisanna Usai, che era accompagnata dai rappresentanti di gran parte delle associazioni di volontariato che operano in città e in provincia.
«E in totale sono ormai più di 20 mila i semi inseriti tra i nodi del Social Carpet», ha ricordato Daniela Ducato spiegando che 15 mila di questi semi raccontano la straordinaria biodiversità della Sardegna e che gli altri 5 mila rappresentano invece un po' i paesaggi di tutto il mondo, dalle risaie del Tibet alle piantagioni di cacao del Burundi e di caffè del Ruanda.
Semi in molti casi a rischio di estinzione, anche per colpa delle politiche monopolistiche delle multinazionali del settore e dall'avanzata degli Ogm.
L'ordito del Tappeto sociale invece è tutto sardo. Pura lana di pecora.
Un materiale che nel passato era diventata quasi un rifiuto difficile e costoso da smaltire e che ora invece ha davanti a se un futuro radioso come materia prima a impatto zero per la edilizia ecosostenibile e capace di garantire un reddito integrativo agli allevatori sardi, come ha ricordato in conclusione l'assessore regionale Elisabetta Falchi. (f.g.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
