Dal Tar stop a tavolino selvaggio, il Comune vince causa con un bar
Bosa, La Caffetteria aveva ricorso contro l’ordinanza che imponeva la rimozione di una pedana Il regolamento approvato ad aprile e tanto contestato incassa il parere favorevole dei giudici
BOSA. Tavolino selvaggio perde anche in tribunale. Il regolamento, entrato in vigore qualche mese fa per porre un freno al fai da te, all’improvvisazione e anche a qualche litigio tra concorrenti che rischiava di degenerare, è a prova di legge. Così il Comune vince la sua partita di fronte ai giudici del Tar, dove era stato trascinato dai gestori del bar La Caffetteria di Corso Vittorio Emanuele.
Tutto comincia nel momento in cui viene firmata l’ordinanza che impone la rimozione di una pedana in legno: doveva servire come rampa di accesso al locale per i disabili, ma ci era allargati parecchio di più rispetto alla superficie che era stata concessa dal Comune. Il provvedimento di rimozione era frutto proprio del nuovo regolamento votato dal consiglio comunale nello scorso aprile. Con esso l’amministrazione cercava di riportare ordine nel commercio che, soprattutto nelle zone del centro storic,o si stava impossessando di superfici non dovute e spesso non pagate, trasformando in particolare il Corso e Piazza Monumento in una sorta di mercato simile a quelli delle città mediorientali in cui le regole e gli spazi sono gestiti in maniera alquanto bizzarra e caratteristica.
Non da tutti i commercianti però l’ordinanza e tutto ciò che ne conseguiva erano stati digeriti. Alla Caffetteria di Maria Teresa Sanna era stato imposto di rimuovere la pedana in legno e proprio contro questa decisione del Comune, i gestori avevano proposto ricorso al Tar. Dai giudici però è arrivato un rafforzamento della linea scelta dal Comune e nei giorni scorsi c’è stato il pronunciamento che chiarisce chi ha ragione e chi torto, a meno di cambi di fronte in un eventuale appello sulla prima sentenza. Per ora l’amministrazione incassa un parere decisamente favorevole, visto che di fronte al Tar hanno prevalso le ragioni del Comune che era assistito dall’avvocato Vittorio Delogu, mentre La Caffetteria era assistita dall’avvocato Ettore Atzori.
Le verifiche hanno dimostrato che non esisteva alcuna autorizzazione all’uso di suolo pubblico rilasciata ai gestori del locale. L’istanza con la quale si chiedeva immediatamente al Comune di fare un passo indietro è stata quindi respinta e ora La Caffetteria, se vorrà un ulteriore spazio sulla pubblica via, non potrà fare altro che richiedere un’autorizzazione e quindi pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Per il resto la sentenza può anche essere considerata come un precedente nella lotta che l’amministrazione sta conducendo contro il fenomeno del “tavolino selvaggio” che, più che movimentare le giornate bosane, stava surriscaldando gli animi tra i titolari di locali pubblici. In qualche caso erano volate parole non proprio garbate, dopo che qualcuno aveva fatto a gomitate per conquistare un metro in più in cui far stare la propria sedia e non quella del concorrente.
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