Frodi dell’olio d’oliva l’Adiconsum studia maggiori controlli
Per tutelare la qualità del prodotto non bastano i concorsi Serve un tracciamento costante nelle varie fasi
ORISTANO. Una struttura a livello provinciale che permetta di eseguire, parallelamente ai consueti canali, controlli sulla qualità dell’olio d’oliva. La proposta è dell’Adiconsum che ha in progetto di coinvolgere la Camera di Commercio di Oristano, le associazioni dei consumatori e dei produttori agricoli per creare una struttura capace di compiere verifiche puntuali e frequenti sulla qualità dell’olio. «Lo scandalo dell’olio venduto come extravergine d’oliva che tale non era è l’ennesima dimostrazione che, malgrado le normative, i controlli per difenderci dalle truffe agroalimentari non sono affatto sufficienti», afferma Giorgio Vargiu, presidente regionale di Adiconsum «lo scandalo dell’olio finto extravergine rischia di ripercuotersi seriamente sia sull’economia locale, che vanta una produzione, seppur di nicchia, comunque di qualità, sia sui consumatori che sono completamente disarmati di fronte a questo genere di truffe». La proposta, che Adiconsum invierà ufficialmente nei prossimi giorni, punta ad utilizzare, al meglio, il panel, il gruppo di esperti assaggiatori dell’olio d’oliva di cui da anni la Camera di Commercio di Oristano si è dotata e che svolgono un ruolo fondamentale nei concorsi oleari, uno su tutti, quello nazionale di Seneghe. Dice Vargiu «Abbiamo la possibilità di avvalerci di esperti di altissima preparazione che potrebbero rivelarsi fondamentali per la tutela dei consumatori e dei produttori stessi. Le truffe agro alimentari, hanno infatti effetti gravissimi sul comparto produttivo: messe in atto da aziende che violando le regole della concorrenza, provocano danno enormi nei confronti delle aziende che invece, operano nel rispetto delle regole». Da qui l’idea di creare un vero e proprio comitato permanente composto anche dalle associazioni di consumatori e produttori. La vicenda del falso olio extravergine d’oliva rappresenta solo la punta dell’iceberg del sistema della contraffazione. Dai dati fornita da Adioconsum, ad esempio, a livello nazionale nel 2013 il fatturato del falso Made in Italy nel 2013 a livello mondiale è stato pari a 60miliardi di euro, mentre, è stato pari a 7miliardi di euro il valore degli alimenti illeciti immessi sul mercato italiano. Nello stesso anno 500mila controlli effettuati sul territorio nazionale hanno portato al sequestro di 28mila tonnellate di prodotti per un valore di 500milioni di euro. «Si potrebbe pensare che i controlli funzionano, in realtà non sono mai sufficienti – dice ancora Vargiu – quello che chiediamo da tempo è un sistema di tracciabilità certo del prodotto, ad esempio con l’utilizzo della cosiddetta “etichetta trasparente pianesina”dove siano contenuti tutti i riferimenti del prodotto messo in vendita, compresa l’azienda di provenienza della materia prima e i passaggi dal produttore al consumatore, ma anche l’anno e la zona di raccolta, insomma, una autentica carta d’identità dell’alimento che possa permettere – conclude– a chiunque di poter accertare la genuinità del prodotto».
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