Comune e Consorzio ai ferri corti: «Sei mesi di atti nulli»
Santa Giusta, il sindaco non si accontenta delle dimissioni di un consigliere dell’ente industriale: «Tutto da rifare»
SANTA GIUSTA. Dimissioni? Mica bastano. Così sul Consorzio Industriale pesa come una spada di Damocle la presenza, sino all’ultima riunione del consiglio di amministrazione, del delegato del Comune di Santa Giusta, Marcello Caria. Il cambio alla guida dell’amministrazione, avvenuto il 1° giugno, avrebbe dovuto portare con sè anche la sostituzione del rappresentante dell’amministrazione negli organi decisionali del Consorzio che invece ha continuato a convocare Marcello Caria e a decidere come se questi fosse ancora in carica contandone il voto come valido.
In realtà la questione è assai dibattuta, ma la decisione con cui il sindaco Antonello Figus sta procedendo, forte anche del parere legale dell’avvocato Raffaele Miscali, lascia intendere che sull’ente consortile potrebbero arrivare presto venti di tempesta. Il sindaco infatti non si accontenta delle dimissioni arrivate due giorni fa. Antonello Figus vuole infatti fare diversi passi indietro e a rischiare sono tutti i provvedimenti adottati dal Consorzio Industriale in questi ultimi sei mesi, primo fra tutti il mutuo da otto milioni acceso per arrivare all’acquisizione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti di Masangionis sinora gestito dalla Vittadello, ma che il Consorzio vuole per sè.
«Il presidente Claudio Atzori sapeva benissimo che Marcello Caria era decaduto – afferma il primo cittadino lagunare –, ma ha continuato ad agire come se non lo fosse. Ha forzato la situazione utilizzando un parere contrastante della Regione per continuare a convocarlo e a trattare con lui le questioni sulle quali avrebbe dovuto esprimersi il Comune di Santa Giusta che, da quando sono stato eletto, non poteva certo essere rappresentato da un consigliere che è decaduto al termine della precedente legislatura e che era stato nominato dal precedente sindaco. Per di più Marcello Caria mai ha avuto alcun colloquio con il sottoscritto per cui ha agito in piena, ma irregolare autonomia».
La delibera con la quale aveva ottenuto la delega a rappresentare l’amministrazione sarebbe scaduta il 1° giugno e qualsiasi decisione sia stata presa col suo voto da quella data in poi sarebbe quindi da considerarsi non valido. Per giunta molti atti sono stati approvati esclusivamente da tre dei quattro componenti del cda, tra cui lo stesso Marcello Caria e sarebbe come se a votare siano stati in due, numero non sufficiente per un sì o un no. Intanto oggi la discussione sulle sue dimissioni sarà in consiglio comunale e poco importa se il suo addio sia già arrivato. La maggioranza lo sancirà con un voto.
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