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Oristano

BOSA

«Non c’è nessun abuso, quelle aree da noi sempre curate»

BOSA. «Le aree vicino alle nostre case, acquistate e poi in parte cedute al comune per ottenere la licenza edilizia, le abbiamo sempre valorizzate. Rispetteremo le decisioni giuridiche, ma non...

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BOSA. «Le aree vicino alle nostre case, acquistate e poi in parte cedute al comune per ottenere la licenza edilizia, le abbiamo sempre valorizzate. Rispetteremo le decisioni giuridiche, ma non vogliamo passare per occupanti abusivi». Questo il cuore delle precisazioni di Pietro Ledda e Battistina Tommasoni, due possessori dei distinti terreni di cui il comune ha rivendicato la proprietà nel rione di Terridi. Aree approdate ad una vertenza che ha avuto come epilogo le ordinanze del Consiglio di Stato che hanno dato ragione all’ente locale, i fazzoletti di terra tra le case della famiglia Ledda, quella Tommasoni, e la provinciale Bosa-Alghero. Questione chiusa sul fronte giuridico, ma che lascia evidentemente più di un umano strascico e la richiesta di qualche pubblica puntualizzazione.

«Abbiamo acquistato qui a Terridi alla fine degli anni ‘70, chiedendo e ottenendo anni dopo la concessione edilizia. Dal comune però è arrivata la richiesta di firmare le convenzioni per la cessione di una quota, per una cifra simbolica di mille lire, che doveva essere destinata a servizi. Non solo però dalla parte di via Ariosto (verso l’area urbanizzata del quartiere, ndc) ma anche oltre il canale di Terridi», spiegano i cittadini richiamando ognuno alla sua precisa vicenda.

«Rispetto ad un’area di circa 1200 metri quadrati ce ne sono rimasti meno della metà, circa 560», raccontano dalla famiglia Ledda. «Non mi ricordo l’estensione complessiva, ma del mio terreno ho dovuto cedere 750 metri quadrati», rimarca invece la signora Tommasoni, comproprietaria insieme al marito di un’altra area. Dopo un lungo silenzio dal Comune qualche mese fa arrivano però le intimazioni di sgombero dai terreni tra il canale e la strada. «I nostri legali hanno proposto ricorso al Tar chiedendo di sospendere il provvedimento, tenendo conto di una serie di ragioni. Poi al Consiglio di Stato, perché riformasse la sentenza del Tar. Ma sia chiaro che nessuno di noi ha rivendicato alcun diritto di usucapione», precisano Pietro Ledda e Battistina Tommasoni.

«Volevamo difendere i nostri diritti in assoluta buona fede e così abbiamo fatto. Quei fazzoletti di terra a due passi dalle nostre abitazioni li abbiamo sempre tenuti puliti, ordinati, valorizzati, per decenni. Ora che fine faranno?». (al.fa.)

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