La Nuova Sardegna

Oristano

Scontro a colpi di ruspa a Mont’e Prama

di Claudio Zoccheddu
Scontro a colpi di ruspa a Mont’e Prama

Il deputato Mauro Pili denuncia la presenza del mezzo meccanico nell’area archeologica, la Soprintendenza risponde

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CABRAS. Mauro Pili affonda il colpo, la Soprintendenza ai Beni archeologici schiva e risponde. Lo scenario è sempre quello di Mont’e Prama, la collina affacciata sullo stagno di Cabras che è anche la casa dei giganti di arenaria che hanno acceso a più riprese il dibattito politico, oltre a quello archeologico.

L’ultimo botta e risposta è di ieri mattina, quando il deputato del Gruppo misto ha caricato su Facebook un video che riprende il miniescavatore a lavoro a Mont’e Prama, a poca distanza dalle tombe che potrebbero custodire i resti dei guerrieri in carne e ossa che dovrebbero aver ispirato gli scultori di 2700 anni fa. Il tam-tam mediatico innescato da Pili ha raggiunto anche la Soprintendenza ai beni archeologici, che dirige lo scavo curato dal una cooperativa emiliana e che ieri pomeriggio ha convocato una conferenza stampa per questa mattina alle 11, proprio a Mont’e Prama.

Le risposte alle accuse mosse dal numero uno di Unidos arriveranno durante quello che sarebbe dovuto essere l’incontro conclusivo del ciclo di scavi, che subiranno una sosta in vista dell’inverno.

Un break programmato e annunciato un mese fa, quando il responsabile scientifico dello scavo, l’archeologo Alessandro Usai, aveva dichiarato che la sezione del cantiere archeologico avrebbe chiuso per una “pausa invernale” e che il miniescavatore sarebbe stato utilizzato per ricoprire la porzione di terreno indagata dagli archeologi, dopo la sistemazione di una protezione sulle sepolture.

Un annuncio datato che non ha placato Mauro Pili che, ieri, ha gridato allo scandalo: “Una ruspa impunita e devastante scava dentro il sito archeologico dei giganti di Mont ‘e Prama. È la prova di un delitto contro la civiltà nuragica e contro il più importante sito archeologico della Sardegna - ha attaccato il leader di Unidos -. Nei mesi scorsi alcuni faccendieri avevano dichiarato che la ruspa serviva come cestello per asportare la terra rimossa dagli archeologi: erano balle, viene utilizzata per guadagnare soldi e per fare scavi edili anziché archeologici. Dopo aver cacciato gli archeologi sardi ora le cooperative rosse stanno usando una ruspa perché lavorano meno e guadagnano di più. A loro non frega niente della storia e della civiltà nuragica, alla pari di una soprintendenza complice e responsabile di questo misfatto e di un soprintendente spregiudicato privo di qualsiasi rispetto per la Sardegna e la sua storia. Un personaggio – ha aggiunto Pili - da cacciare via senza perdere altro tempo».

La denuncia di Mauro Pili si chiude con una constatazione: «Gli sfregi ai giganti erano stati coperti da molti, con complicità diffuse. Ora emerge la modalità di scavo nel sito dei giganti: a colpi di ruspa. Dalle immagini non risulta ci sia alcun responsabile a controllare quell’escavatore, che già non dovrebbe essere lì, ma soprattutto si nota la rozzezza e la gravità dell’impatto della ruspa sull’area di scavo».

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