La Nuova Sardegna

Oristano

Imu troppo costosa, in trenta vogliono un passo indietro

di Enrico Carta
Imu troppo costosa, in trenta vogliono un passo indietro

Parte da Sa Rodia una nuova richiesta al Comune «Riclassificare terreni passati da agricoli a aree edificabili»

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ORISTANO. C’è chi è pronto a partire e chi invece farebbe volentieri un passo indietro. E vorrebbe che lo facesse anche il Comune. Dopo Silì e Nuraxinieddu, anche i proprietari di terreni nella zona di Sa Rodia chiedono che la classificazione urbanistica cambi o che, per lo meno, scenda l’importo dell’Imu diventata per molti insostenibile. Problema non nuovo, sollevato già nei mesi scorsi da diversi cittadini. Sono i beffati del Piano urbanistico comunale, il quale ha dato loro la possibilità di edificare in terreni che sino a qualche anno fa erano solo agricoli.

Questa possibilità è però solo teorica, perché a differenza di chi ha i soldi per far partire le lottizzazioni, diversi cittadini si sono ritrovati senza le forze economiche o senza le superfici minime per poter edificare, ma con un’Imu diventata esageratamente alta perché il terreno un tempo agricolo è diventato edificabile secondo la classificazione C2RU. Così in trenta hanno raccolto le firme e affidato il caso alla supervisione dell’avvocato Giacomo Piga per cercare di capire se sia percorribile una mediazione con il Comune o se invece, di fronte alle porte chiuse dell’amministrazione, ci siano spazi per una causa legale.

Per il momento si è alla raccolta di firme per una petizione che finisce sul tavolo del sindaco Guido Tendas, dell’assessore al Bilancio, Giuseppina Uda, e ai gruppi consiliari. In poche righe si riassume il problema partendo dal punto fondamentale che «i terreni in questione non sono effettivamente utilizzabili per un piano attuativo di lottizzazione e urbanizzazione». Mancano infatti le opere di urbanizzazione primaria più tutta una serie di condizioni che invece il Puc aveva previsto. Non tutte le zone classificate come C2RU sono quindi effettivamente edificabili.

A questi problemi se ne aggiungono altri legati al rischio idrogeologico che insiste su certi terreni, per cui mai avrebbero la possibilità di ottenere una concessione a meno di eseguire una serie di opere che ovviamente andrebbero a gravare in maniera eccessiva sui costi. Poi resta fermo il problema della effettiva necessità di nuove abitazioni, visto che Oristano si scontra da anni con la questione del calo demografico. Sarà pure leggero ma va avanti ormai da un decennio.

C’è poi la questione dell’Imu. È corretto o addirittura legale farla pagare in casi come questo alla stregua di un terreno edificabile? Secondo i trenta cittadini che scrivono al Comune, il terreno è da considerarsi edificabile solo quando, anche in assenza di un piano attuativo di lottizzazione, esistano tutti i servizi e i presupposti che sono stati precedentemente indicati. Sarebbe l’opposto di quanto, da anni, sta avvenendo a Oristano dove anche tra gli amministratori da tempo sembra essersi fatta largo l’opinione che in alcune sue parti il Puc non sia adeguato alle esgienze della città, visto che in riferimento alle zone C2ru si prevede l’occupazione di un’estensione di territorio di 123 ettari.

I trenta cittadini prospettano quindi una doppia soluzione: o si procede ad abbassare l’Imu oppure si fa un passo indietro e si restituisce ai terreni la classificazione di “agricoli”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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