La Nuova Sardegna

Oristano

Il falò di Sant’Antonio arde ma in tono minore

di Alessandro Farina

Bosa, le restrizioni normative e i pochi fondi hanno condizionato la festa Eppure la celebrazione è molto sentita e in Planargia segna l’avvio del Carnevale

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BOSA. Anche il 2016 ha visto il fuoco votivo di Sant’Antonio ardere sulle rive del Temo, rito secolare che si rinnova malgrado la storica chiesa dedicata al Santo sia chiusa, mentre norme igienico sanitarie e di sicurezza sempre più stringenti hanno dissuaso dall’organizzazione delle manifestazioni di contorno. Diversi i centri della Planargia dove Sant’Antonio viene festeggiato nella serata tra il 16 e 17 dicembre con i falò votivi. Le pire infatti sono state accese ad esempio a Tresnuraghes, Magomadas, Montresta, per citare alcuni centri della zona dove il culto per il santo che ha rubato il fuoco al diavolo, vuole la tradizione, è ancora oggi ben radicato. A Bosa poi le ceneri del fuoco che si specchia sul fiume che attraversa la città, danno vita al tradizionale Karrasegare ‘Osincu, che apre ufficialmente i suoi riti atavici proprio in questa magica serata, dove sacro e profano sembrano trovare una pacifica intesa. A Bosa ad organizzare l’evento è l’associazione Sant’Antonio Abate presieduta da Ignazio Arzu, per tutti “Babbualzu.” Quest’anno, causa le stringenti norme igienico sanitarie in vigore e casse dell’associazione non proprio al top, solo nelle scorse ore dal Comuneè stato accreditato il contributo di 500 euro dell’edizione precedente, l’ente di volontariato ha deciso di non offrire alcun ristoro gastronomico, e musica live, ai tanti cittadini e ospiti che si danno appuntamento sulla riva sinistra del fiume, a due passi dal vecchio ponte in trachite. «Un gravame di disposizioni, comprese quelle legate alla sicurezza malgrado il fuoco di Bosa si svolga in una zona a due passi dal fiume e assolutamente isolata dal contesto urbano, che porterà ben presto alla fine della festa» dicono senza mezzi termini dall’associazione locale. Insomma quella 2016 potrebbe essere l’ultima edizione di “Su fogulone ‘e sant’Antoni” in riva al Temo? Difficile anche solo pensarlo, ma nel sodalizio serpeggia ormai un conclamato malumore, e la drastica decisione potrebbe anche non essere lontana dal realizzarsi.

Il 16 gennaio inoltre quest’anno cadeva di sabato, e in tanti si chiedono se non fosse l’occasione giusta per rilanciare una festa da queste parti molto sentita, che segna tra l’altro l’inizio di un carnevale più volte sbandierato come una delle icone delle tradizioni locali su cui investire anche come polo di attrazione turistica vista la possibilità di sfruttare il fine settimana. Le prossime giornate di festa, il 28 gennaio è già tempo per Giogia Laldaggiolu in questo “Karrasegare basciu (carnevale basso), cancelleranno probabilmente la discussione su dubbi e incognite. Che però potrebbero riemergere prepotentemente il prossimo anno.

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