La Nuova Sardegna

Oristano

Addio a Diandra, Sartiglia più triste

di Claudio Zoccheddu
Addio a Diandra, Sartiglia più triste

Oggi l’addio della città alla giovane massaiedda figlia di Paolo Casu, Componidori nel ’92, sconfitta da un male incurabile

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ORISTANO. Il 7 febbraio ci sarà una spettatrice in meno. Diandra Casu, giovane “massaiedda” oristanese, non ce l’ha fatta e quest’anno non potrà godere del suo spettacolo preferito: la Sartiglia. La ragazza che ha respirato sin da piccola gli ambienti della giostra equestre oristanese ha ceduto sotto i colpi di un male incurabile che l’ha costretta ad abbandonare la vita un passo dopo l’altro. Prima la malattia, poi una diagnosi impietosa e una lotta contro il tempo per provare a trovare una via d’uscita da un labirinto troppo complicato. Due anni di viaggi e cure intensive a Milano non sono bastati a sconfiggere il tumore che l’aveva colpita qualche tempo fa e giovedì sera è arrivata la comunicazione che nessuno avrebbe voluto ricevere. Diandra ha affrontato il suo calvario con il sorriso sulle labbra, proprio come faceva quando rispondeva alle richieste dei clienti del negozio in Piazza Roma, dove lavorava come commessa. Oppure quando completava il rito della vestizione del Componidori, una lunga serie di piccoli accorgimenti e di segreti da sarta che andavano in scena davanti a un pubblico ipnotizzato e ai componenti del Gremio dei contadini, che la volevano in prima fila al fianco dal capocorsa per cucire i fili della tradizione sopra la maschera che tutta Oristano conosce e rispetta. E proprio quella maschera ha celato il volto di due degli uomini più importanti della vita della giovane massaiedda, il padre Paolo e il nonno Antonio. Antonio Casu è stato il primo a portare la Sartiglia in famiglia e, nell’ormai lontano 1959, a vestire i panni del Componidori. Poi, Antonio gettò la basi per una della manifestazione collaterali più affascinati del carnevale oristanese. Era stato lui a ideare e a portare avanti l’idea di una Sartiglia dei ragazzi che, nei primi anni ’80, diventò realtà e venne sistemata nel pomeriggio del lunedì, tra la giostra della domenica e quella del martedì grasso. L’idea fu un successo e diventò un’istituzione nel giro di pochi anni. L’amore di Antonio per i cavalli e per la giostra del carnevale contagiò anche i due figli del capocorsa del ‘59, Paolo e Francesco. L’onore di ereditare la maschera del Componidori toccò al padre di Diandra, Paolo, nel 1992. Probabilmente lei era troppo piccola per apprezzare fino in fondo quella pariglia in cui il Segundu cumponi era lo zio Francesco. Una famiglia di sartiglianti, quella dei Casu, conosciutissima dagli amanti della giostra che questo pomeriggio, alle 15.30, insieme a parenti e amici affolleranno la chiesa di San Sebastiano per porgere l’ultimo saluto alla giovane massaiedda dal sorriso luminoso, un’arma di semplicità che non è bastata per battere la sorte. E come segno di lutto per ricordare Diandra, la Pro loco ha deciso di rinviare le prove del tradizionale corteo storico in onore di Eleonora d’Arborea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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