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Oristano

I giacinti d’acqua, da problema a concime

I giacinti d’acqua, da problema a concime

Il consorzio di bonifica chiede l’aiuto degli agricoltori. «Dopo la raccolta prendeteli e usateli»

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RIOLA SARDO. La lotta all’infestazione dei giacinti d’acqua è in pausa. Le operazioni di pulizia del rio Mar’e Foghe sono bloccate da qualche giorno.

Lo stallo durerà almeno fino a questa mattina, quando si conoscerà l’esito dell’incontro tra gli amministratori comunali e i contadini chiamati al capezzale del canale irriguo per provare a mettere in pratica una vecchia idea: trasformare i giacinti d’acqua in concime biologico.

Se la storia delle piante galleggianti fosse una telenovela, la trasmissione sarebbe sospesa da giorni in attesa di ritornare in onda con un colpo di scena pronto a riaccendere l’interesse degli spettatori per una vicenda che si trascina da anni, seguendo sempre lo stesso copione.

E gli ultimi sviluppi non hanno cambiato le abitudini. Dopo il clamore di novembre, quando le piante avevano invaso il corso del rio Mar’e Foghe e le piogge minacciavano pericolose inondazioni, le amministrazioni comunali dei paesi toccati dal corso del canale irriguo avevano annunciato proteste clamorose.

Un avvertimento che aveva sbloccato gli ingranaggi del complicato meccanismo che ogni anno prova a liberare il Mar’e Foghe.

Il Consorzio di bonifica aveva inviato due pale meccaniche nelle zone più colpite dall’infestazione e nei punti sensibili, dove la massa vegetale avrebbe potuto intralciare il deflusso delle acque del canale.

Uno sforzo notevole per le casse della Provincia, che finanzia le operazioni, che però ha avuto risultati discutibili. Per sconfiggere la coriacee piante tropicali servirebbe un’azione coordinata che nessuno sembra in grado di poter finanziare.

Ecco perché gli amministratori hanno chiesto una mano agli agricoltori.

«Proveremo a trasformare il problema in una risorsa», ha confermato il sindaco, Domenico Ari, «ma per farlo ci serve l’aiuto degli agricoltori a cui chiederemo di venire a prendere il giacinto e di utilizzarlo come concime. La qualità della pianta dovrebbero essere eccellenti se utilizzata come fertilizzante».

L’idea è semplice e aveva avuto un prologo qualche anno fa: le benne delle pale meccaniche pescheranno i giacinti che saranno scaricati nei carrelli trainati dai trattori degli agricoltori, che poi li utilizzeranno come concime.

In questo modo si risolverebbe il grosso dell’infestazione e verrebbe abbattuto il problema dello stoccaggio delle piante che, diversamente, finirebbero sugli argini del canale in attesa di essere trasportare nei terreni comunali.

La formula verrà proposta ai contadini che, a questo punto, dovranno decidere cosa fare. In ogni caso, in assenza del loro consenso, i giacinti raccolti non saranno trasportati nelle diverse aree comunali. (c.z.)

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