La Nuova Sardegna

Oristano

La luce dei ceri sul palco della Sartiglia

di Enrico Carta
La luce dei ceri sul palco della Sartiglia

Ieri la Candelora e l’investitura ufficiale dei due componidori da parte dei gremi dei contadini e dei falegnami

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ORISTANO. C’è la nebbia, inedita e più concreta di quanto si pensi a guardarla dalle finestre di casa sull’alba che ancora deve sbocciare. Regala un pizzico di romanticismo in più alla mattina, in attesa che il sole riporti la primavera sulla città che sino a quel momento era stata illuminata dalla flebile fiammella dei ceri benedetti. Quando il sole ancora una volta assai poco invernale esplode, il rullare dei tamburi e lo squillar di trombe hanno preso nell’aria il posto della nebbia.

Sparita. Perché deve lasciare la scena ai protagonisti della Sartiglia. La candelora è l’esordio ufficiale della festa e dopo la benedizione nel nome di San Giuseppe compiuta nella Cattedrale alle 8.30, il gremio dei falegnami si ritrova in piazza Sant’Efisio assieme a tamburini e trombettieri. Il corteo si gonfia e muove i suoi passi verso via Laconi, dove Alessio Garau aspetta su maiorali en cabo Umberto Atzei. Al suo fianco familiari amici e soprattutto Gianluca Russo e Andrea Solinas, segundu e terzu nella giostra di martedì 9 febbraio. I suoi scudieri lo affiancano anche quando il suono ritmato copre ogni altro rumore. Poi è il silenzio che apre il varco alle parole che coincidono con l’investitura ufficiale e la consegna dei ceri benedetti al componidori dei falegnami e ai suoi compagni di pariglia.

È il momento delle lacrime, poi arriva quello degli abbracci e degli auguri ricevuti da una moltitudine di persone. Difficile realizzare quanto accade e infatti le parole del capocorsa di San Giovanni arrivano con difficoltà: «È una cosa inspiegabile. Il sogno che diventa realtà quando senti i tamburi e le trombe in lontananza. Poi ti accorgi che hai tutto ad un passo da te e che il momento è arrivato». È in quell’istante che si smette di pensare prima che la mente inizi a realizzare che tra pochissimi giorni le emozioni della candelora vanno messe da parte perché c’è l’impresa da compiere. «Per un giorno avrò in mano le chiavi della città – prosegue Alessio Garau – e ho già pensato a come gestire la giostra. Non potrò accontentare tutti i cavalieri che si aspettano che consegni loro la spada per la discesa alla stella, ma so che mi resteranno amici. Spero davvero che sia la Sartiglia che ho immaginato».

Di ciò è convinto Umberto Atzei, il presidente del gremio dei falegnami, la persona che ha scelto Alessio Garau: «È la quarta volta che nomino un componidori e so già che non mi sono sbagliato. Alessio è un’ottima persona, un amico da sempre con dei compagni di pariglia favolosi. È quanto di meglio ci si possa aspettare di incontrare nella vita». E allora la strada è la stessa e porta in via Duomo. Martedì.

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