Con S’Attittidu e Giolzi carnevale al gran finale
Bosa, oggi sino a notte la conclusione della festa più pazza dell’anno Una tradizione che si rinnova sotto il segno della goliardia e della satira
BOSA. Gli irriducibili hanno sfilato, carri in testa, anche ieri mattina nelle vie del centro cittadino. Ma i nodi della secolare vena satirica del Karrasegare 'Osincu si scioglieranno oggi: al mattino con il rito di S'Attittidu e dall'imbrunire con la ricerca di Giolzi.
Due appuntamenti che chiudono il cerchio del lungo Carnevale di Bosa, in una rappresentazione collettiva di sfida alla morte e gioia per la vita che si rinnova. Quello del lunedì mattina è diventata da qualche anno un appuntamento ormai fisso, considerato che, pur con qualche defezione, molti dei carri e gruppi mascherati che partecipano alla più complessa sfilata del Giovedì Grasso si danno nuovamente appuntamento nel percorso tra il viale Giovanni XXIII, il Lungotemo, il Corso e il finale approdo in piazza Monumento.
Ma occhi e orecchie da queste parti sono rivolti agli appuntamenti della giornata odierna. Quando, dalle dieci circa - ma c'è anche chi è più mattiniero - singoli e gruppi insceneranno il tragicomico pianto di S'Attittidu. Abito femminile rigorosamente nero, compreso fazzoletto, viso dipinto con il nerofumo di sughero, le maschere urleranno e piangeranno per la sorte del bambino, rappresentato in genere da un bambolotto, chiedendo un goccio di latte (Unu tichiricheddu de latte) per cercare di lenire la fame dell'infante abbandonato dalla madre snaturata, persa nei bagordi.
Occasione un tempo per richiamare tra le righe qualche comportamento dei ricchi signori che dominavano l'economia di Bosa, o degli amministratori locali. Ma soprattutto sberleffo alla morte livellatrice e, attraverso un'ampia gamma di simbologia sessuale, elogio della vita che si rinnova.
Un tema che ricorre anche nella ricerca di Giolzi, che dismesso l'abito nero e indossato un semplice lenzuolo bianco annodato al collo a mo' di mantello e una federa adeguatamente piegata e utilizzata come cappuccio, si snoda illuminata da lanternini o ceste con all'interno accesa una candela fin dall'imbrunire e sino a notte. Caccia al re del carnevale (Giolzi, Giorgio) secondo alcune interpretazioni, soprattutto rivolte ai più piccoli. Alla piena gioia e forza rinnovatrice della vita secondo altri. Molti infatti nella sfrenata ricerca notturna, armati di vari orpelli dalla inequivocabile simbologia, chiamano a gran voce Giolzi “Moro". Termine, quest'ultimo, con il quale nella vulgata locale ci si riferiva a quanto pare al tema centrale trattato in un celebre dipinto di Gustave Courbet. Senza contare che le fonti di luce a portata di mano puntano a illuminare la parte inferiore del baricentro umano, soprattutto femminile, al grido di "Ciappadu, Ciappadu" (Trovato!).
Insomma carnevale irriverente, satirico, per molti versi aspro e ben oltre le righe rispetto a più seriose rappresentazioni in Sardegna, quello della città del Temo. Ma soprattutto festa corale di popolo, che coinvolge maschere e spettatori. Con appuntamenti curati anche quest’anno, malgrado i pochissimi fondi a disposizione, dall’associazione Karrasegare ‘Osincu in collaborazione con Pro Loco e Consulta Giovanile ed il patrocinio del Comune.
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