Il caso accoglienza: il Comune e i privati estromessi dal bando
Ula Tirso, la Prefettura blocca la partecipazione alla gara Solo due delle tre imprese in corsa avevano i requisiti
ULA TIRSO. Sfuma per il Comune e per l’unico candidato che aveva risposto all’avviso pubblico sul programma territoriale per l’accoglienza integrata, la possibilità di partecipare al bando statale che eroga le risorse iscritte nel fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. La Prefettura ha di fatto espresso parere negativo sul prosieguo dell’iter di gara, sospeso dalla commissione per avere alcuni chiarimenti in merito all’esperienza richiesta nel campo della gestione di strutture adibite all’accoglienza degli stranieri.
Le perplessità della giuria nascevano dal fatto che solo due delle tre società confluite nel raggruppamento temporaneo di imprese detenesse lo specifico requisito stabilito nel bando del ministero dell’Interno. Nella comunicazione trasmessa ieri all’ente locale, la Prefettura ha confermato la fondatezza dei dubbi sollevati dalla commissione di gara chiarendo che tutti i concorrenti, compresi i soggetti singoli riuniti in associazioni di scopo, avrebbero dovuto esibire i titoli, i certificati e le competenze richieste dal governo, compresa la convenzione con la stessa Prefettura.
A vantare quest’ultima credenziale erano la cooperativa Il Seme di Santa Giusta e la società Sa Crussura di Sini, mentre ne era sprovvisto il terzo socio del raggruppamento, la società Pedra Maiore di Ula Tirso.
Questa lacuna non ha consentito al partenariato pubblico e privato di passare alla seconda fase. Se le cose fossero andate diversamente soggetto economico e Comune avrebbero collaborato alla stesura definitiva della proposta progettuale presentata dal candidato contestualmente alla manifestazione d’interesse. Il niet della Prefettura preclude la possibilità di partecipare al bando che eroga i fondi per il biennio 2016-2017 (in scadenza il 14 febbraio, domani) e dunque l’opportunità di concorrere per le dotazioni finanziarie destinate a sostenere i servizi minimi garantiti, come il vitto e l’alloggio, e soprattutto quei percorsi d’inclusione sociale funzionali al recupero dell’autonomia individuale delle persone di nazionalità straniera ospitate nell’agriturismo della zona, vale a dire la mediazione linguistica e culturale, l’attività di orientamento e di accesso ai servizi del territorio e la formazione professionale. Per il territorio, un’occasione mancata anche sotto il profilo delle opportunità lavorative-
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