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Oristano

Bosa, testimonianza forte contro il femminicidio

di Alessandro Farina
Bosa, testimonianza forte contro il femminicidio

Il messaggio del Comune con l’intitolazione di una strada a Dina Dore Consensi all’iniziativa. E il ricordo va a una donna bosana uccisa nel dopoguerra

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BOSA. La decisione della giunta municipale di avviare l’iter per intitolare a Dina Dore la passeggiata a destra del viale Mediterraneo, di fronte alla zona di Su Pinnellu, riscuote generali consensi e crea dibattito. Tra le motivazioni che hanno portato l’esecutivo a una scelta molto forte dal punto di vista simbolico, c’è soprattutto la volontà, ricordando la vittima di un delitto efferato perpetrato contro una donna e una madre, di tenere vivo il dibattito sul femminicidio.

Di fronte a questo impegno c’è anche chi si interroga sull’opportunità della decisione, nel ricordo dell’assassinio di una giovane donna che venne perpetrato nel primo dopoguerra tra Bosa e Bosa Marina, vicenda rimasta sempre viva nella memoria popolare bosana.

«Il tema del femminicidio, termine con il quale ci si riferisce all’uccisione di una donna perché donna, motivata da questioni patrimoniali, passionali, nate sempre all’interno dell’ambito familiare, assume aspetti preoccupanti», premette la vice sindaco Maura Cossu. «Anche nella nostra isola il fenomeno ha purtroppo dei tragici precedenti».

La vice sindaco ha quindi convocato le donne che fanno parte della maggioranza e minoranza consiliare, proponendo l’idea di dedicare una via o una piazza ad una persona che potesse rappresentare un motivo di riflessione, per tutti. «Siamo arrivate ad una scelta condivisa: quella di intitolare la passeggiata di Bosa Marina a Dina Dore. Come simbolo del femminicidio in Sardegna, considerata la vicenda che tutti conosciamo»

C’è chi ricorda che nell'immediato dopoguerra a Bosa una giovanissima ragazza fu vittima di una mano assassina. «Abbiamo valutato anche questa possibilità - spiega dal canto suo Maura Cossu -, ma quella morte, pur nella sua tragicità, è legata ad altre questioni e non al tema del femminicidio», replica la vice sindaco.

La famiglia Dore, interpellata sulla proposta dell'esecutivo bosano «È rimasta sorpresa e commossa, ed ha accettato di acconsentire a questa iniziativa. Anche perché Dina Dore amava il mare, e veniva spesso a Bosa ci ha raccontato la sorella Graziella» rivela poi Maura Cossu.

Sull’iniziativa dell’esecutivo guidato da Luigi Mastino, a parte rare voci che avanzano dubbi e che trovano spazio nei commenti sul web, la condivisione è pressoché totale. D’altronde si parla di un’episodio che mise in mostra una tale violenza che lasciò un segno profondo nell’opinione pubblica. Non solo a Gavoi, ma anche nel resto della Sardegna, come l’iniziativa del Comune di Bosa dimostra.

Mentre la giunta attende l’ok della Prefettura, in deroga alla norma che impone che siano trascorsi almeno dieci anni dalla morte di una persona prima di poter intitolare una via o piazza.

Nella speranza che il nulla osta arrivi da Nuoro prima del prossimo ventisei marzo: giorno in cui Dina Dore è stata assassinata di fronte alla sua figlioletta a Gavoi nel marzo 2018, ed in cui nel 2016 si intende intitolarle con una cerimonia la passeggiata sul lungomare di Bosa Marina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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