La Nuova Sardegna

Oristano

Le regole per combattere l’incubo delle slot machine

di Michela Cuccu
Le regole per combattere l’incubo delle slot machine

Gli sgravi fiscali non bastano per sconfiggere il problema sociale della ludopatia Il Collettivo Furiarossa suggerisce di contingentare orari e limitare i luoghi d’uso

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ORISTANO. «Gli sgravi fiscali che la giunta comunale ha deciso di applicare ai commercianti che rimuoveranno le slot machine e le videolottery sono un intervento importante, anche se non avrà gli esisti sperati». Lo scrive il collettivo Furiarossa che fa le sue proposte su come arricchire di contenuti l’intervento dell’amministrazione comunale per la lotta alle ludopatie.

«I ricavi che procurano le slot sono ben al di sopra della cifra che oggi il Comune può mettere a disposizione, ma l’iniziativa ha avuto il merito di portare alla luce un tema, quello del gioco d’azzardo, sul quale nel nostro territorio non vi è ancora un serio dibattito pubblico, ma che colpisce in modo drammatico centinaia di famiglie, come ben sanno i centri e servizi che curano le dipendenze e i servizi sociali dei Comuni», scrive il Collettivo che riporta gli ultimi dati forniti dalla commissione Finanze della Camera che mette la Sardegna in testa nella classifica di apparecchi da gioco per numero di abitanti con un totale di 12.704 apparecchi (uno ogni 131 abitanti), e la provincia piazzata al terzo posto con 1.489 slot machine in esercizio (una ogni 109 abitanti).

«Se i Comuni non hanno una competenza diretta sul gioco d’azzardo sono però i primi a doverne affrontare le conseguenze sociali con la presa in carico dei servizi sociali delle situazioni che non si riescono più a gestire tra le mura domestiche. I Comuni, dunque, e l’intera collettività hanno tutto l’interesse e il dovere di fare quanto possibile per contrastare le macchinette – scrive il Collettivo –. Gli sgravi fiscali non sono sufficienti e devono essere accompagnati da altri provvedimenti per ottenere risultati più significativi».

Ecco le proposte che il Collettivo fa ai sindaci. Si suggerisce di limitare gli orari delle sale slot o l’accensione e dello spegnimento degli apparecchi presenti nei locali autorizzati. È già avvenuto in altre città come Verona che di recente ha emesso un’ordinanza che limita a sole otto ore la possibilità di giocare con un’ordinanza emessa per motivi sanitari. Altra idea è quella di vietare l’installazione e l’accensione delle macchinette a determinate distanze dai luoghi sensibili intervenendo sul regolamento urbanistico edilizio. È stato ribattezzato «distanziometro» e serve per tenere lontani i videopoker da scuole, ospedali, luoghi di culto, sportelli bancari, bancomat, compro oro. «Anche intorno a questi regolamenti vi è stato un gran numero di interventi e con diversi esiti della giurisprudenza e molti dubbi rimangono circa il diverso comportamento da adottare tra le sale, per le quali il gioco è il core business, e gli altri pubblici esercizi autorizzati», scrive il Collettivo che propone un’azione con la Regione per una legge che combatta il gioco d’azzardo.

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