La Nuova Sardegna

Oristano

Dopo il maltempo si fa la conta dei danni

di Alessandro Farina
Dopo il maltempo si fa la conta dei danni

Bosa, il Temo non fa più paura ma molte aziende hanno subìto perdite consistenti. Danneggiate anche tante imbarcazioni

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BOSA. Cessa l'allerta maltempo e nella città del Temo inizia la conta dei danni. Mentre i pescatori ieri mattina liberavano dall'acqua le imbarcazioni o le ripescavano dal fiume, a Su Adu nell'azienda Riu Mannu di Giovanni Vargiu il danno provocato dall'inondazione del Temo nella verde valle fra la diga di Monte Crispu e il centro urbano, appariva in tutta la sua gravità. L'acqua infatti ha invaso il piano terra della casa colonica, dove erano custodite attrezzature e due trattorini. Perso il raccolto di ortaggi e frutti primaverili, nell'azienda si contano anche una trentina di galline morte annegate. Il titolare lunedì mattina è dovuto entrare in acqua con la muta per salvare i cani da guardia, mentre due maiali impauriti dalla piena si sono ribellati al salvataggio. «Fortunatamente sono sopravvissuti, ma le condizioni sono ancora da valutare, uno aveva una zampa rotta» racconta la madre di Gianni Vargiu, Maria Teresa Biddau. Qualche anno fa la piena era arrivata all'improvviso nell'azienda di Su Adu, dove confluiscono oltre alle acque del Temo anche quelle della piana di Sindia e di Suni attraverso Su Riu Mannu. Forse questa volta il fiume è salito più gradatamente. «Ma non prevedevamo certo una situazione di questo genere. Domenica sera il fiume non era alto, lunedì mattina abbiamo trovato l'azienda invasa dall'acqua», racconta ancora Maria Teresa Biddau. Intanto è scattata la proverbiale solidarietà locale. «Questa mattina (ieri per chi legge, ndc) in tanti sono venuti a darci una mano. Ricambieremo nelle prossime ore, appena l'acqua defluirà dai terreni a valle del ponticello in cemento» dicono da Su Adu, con lo sguardo ad altre aziende e tenute, soprattutto frutteti e coltivazioni di ortaggi, a mollo.

Le maniche a Bosa intanto ce le si rimbocca anche sul Lungotemo, dove i pescatori, molti reduci da una notte per buona parte trascorsa in bianco a sorvegliare le barche, svuotano i natanti dall'acqua piovana e recuperano quelli semi sommersi (due spazzati via dalla corrente, si apprende). Per Bosa insomma le 24 ore di tempesta appena trascorse sono state un vero e proprio improvviso ritorno al passato, visto che da tempo non si verificavano eventi di questa portata. Anche se su un punto tutti a “Su Molle”, la banchina fluviale sulla sponda destra, sono d'accordo. «Senza la nuova diga foranea a Bosa Marina l'acqua avrebbe certamente raggiunto ben altri livelli, probabilmente il fiume sarebbe esondato nell'abitato», la realistica ,visti gli eventi, considerazione fra i professionisti del mare. Insomma una straordinaria giornata di normalità quella vissuta a Bosa lunedì. Dove il ricordo di tante inondazioni del passato (l'ultima del 1976) è ancora vivo, e dove si sa per millenaria esperienza che il fiume è una risorsa, quanto un'imprevedibile (forse) forza della natura. Per questo quando la corrente si fa impetuosa e il fiume sale di livello, più che ansia o paura da queste parti si affronta il problema con la lucida attenzione di chi è conscio che con il Temo non si lotta, si convive con rispetto.

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