Ristoratore rapinato: primo arresto
Maurizio Firinu, titolare del locale di via Tirso Cocco & Dessì, era stato aggredito mentre rientrava a casa a Solarussa
ORISTANO. Il primo ha un volto, il secondo i giorni contati. Ad incastrare uno dei due rapinatori del ristoratore Maurizio Firinu, titolare del locale di via Tirso Cocco & Dessì e conosciuto allenatore di calcio, sono le tracce di dna. Così, ieri mattina, dopo il via libera dato dal giudice per le indagini preliminari, a Binago in provincia di Como, è finito in manette Cristian Forcisi. Ha trent’anni, è originario di Catania e per diverso tempo ha risieduto a Simaxis. Ultimamente si era trasferito nel paese lombardo, ma questo non è stato sufficiente per sfuggire alle maglie della giustizia.
All’indomani della rapina commessa nelle primissime ore del 15 febbraio del 2014, i carabinieri avevano avviato una serie di accertamenti. Maurizio Firinu era stato aggredito da due malviventi che l’avevano probabilmente seguito da via Tirso a Oristano sino a Solarussa, dove il ristoratore abita. Cercavano del denaro, volevano l’incasso della serata di San Valentino, ma ottennero solo una busta con degli indumenti sporchi. Niente soldi perché Maurizio Firinu non ne aveva con sé. Questo gli costò caro perché i due malviventi non gradirono e lo colpirono alla testa con il calcio della pistola che portavano con sè.
Con la busta in mano, era comunque arrivato il momento di darsi alla fuga. Poco distante dal luogo della rapina, i due malviventi che avevano agito col volto mascherato da un cappuccio, lasciarono quelle tracce che hanno per ora portato in carcere uno di loro. Si disfarono dell’auto rubata per commettere la rapina e contemporaneamente, non molto distante dal centro abitato di Solarussa, gettarono via un giubbotto bianco e una calza che avevano usato per nascondere il viso.
A loro sembrò una precauzione doverosa per non essere scoperti, invece su quegli indumenti lasciarono quelle tracce biologiche che per ora hanno incastrato uno di loro. I carabinieri del Nucleo operativo, dopo il ritrovamento, consegnarono il materiale al Reparto investigazioni scientifiche di Cagliari che isolò due profili di dna. A quel punto, gli uomini dell’Arma guidati dal tenente Francesco Giola hanno proseguito le indagini arrivando a dare un volto a quelle tracce organiche. È quello di Cristian Forcisi, che nel suo passato ha qualche ulteriore ombra, e che da ieri è nel carcere di Como.
Per ora è il solo, ma i carabinieri non si fermano. C’è da dare un volto a “Ignoto 2” ovvero la persona a cui appartiene il secondo profilo di dna. Incrociando qualche riscontro su celle telefoniche e le testimonianze potrebbe avere le ore contate. Ma forse il caso non si chiuderebbe nemmeno in quel momento. Dietro tutto spunta l’ombra di un terzo uomo: il mandante.
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