La Nuova Sardegna

Oristano

Altro che Messico, la cultura mostra una città viva

di ENRICO CARTA

di ENRICO CARTA Possibile che abbiano davvero ragione quelli che continuamente e instancabilmente ripetono, quasi fosse un postulato della geometria euclidea e quindi vero a prescindere da qualsiasi...

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di ENRICO CARTA

Possibile che abbiano davvero ragione quelli che continuamente e instancabilmente ripetono, quasi fosse un postulato della geometria euclidea e quindi vero a prescindere da qualsiasi dimostrazione, la frase: «A Oristano non c’è mai nulla da fare»? Qualche anno fa alla città che nei tempo dei Giudicati aveva unito l’isola nel suo sogno indipendentista, era stata cucita addosso l’etichetta di Messico della Sardegna; ovvero di luogo in cui passare le ore per la siesta e poco altro. Non ricordo con precisione chi gliela piazzò sopra, ma credo si sbagliasse e un’altra risposta è arrivata in questa settimana in cui Oristano ha ospitato due eventi culturali di portata eccezionale. Al liceo classico De Castro sono passati quasi d’un fiato Agnese Moro, figlia dell’ex politico assassinato dalle Brigate Rosse, e l’avvocato tunisino Abdelaziz Essid, premio Nobel per la Pace. Si obietterà che gli incontri erano per pochi fortunati, visti l’orario e la loro collocazione, ma hanno comunque avuto il merito di accendere i riflettori della cultura su una città che, nonostante i tagli, fa ancora da punto di riferimento anche culturale per il territorio. Non mancano i cinema, i musei, i siti archeologici. I festival estivi in città e nei paesi vicini si sprecano e alcuni sono di altissimo livello, la pinacoteca è un richiamo costante, al Centro servizi culturali gli appuntamenti sono quotidiani e ogni paese, grande o piccolo, ha il suo. Il fervore di questi anni lo si avverte anche nei tanti locali pubblici in grado di offrire qualcosa di molto diverso dalla classica spina di birra.

Andando a memoria, magari corta, da queste parti sono passati i Negrita e Max Gazzè, JAx e Fedez, Elio e le Storie tese, grandi nomi del jazz, quadri e foto di pittori famosi in tutto il mondo, recite teatrali di alto livello, due presidenti della Camera dei Deputati. È di Cabras Michela Murgia, la scrittrice che ha vinto niente meno che il Premio letterario Campiello. Ma andando indietro col tempo e scusandoci per le dimenticanze, saltano alla mente gli incontri con il più grande studioso del mondo antico, Luciano Canfora, o quello con Peppino Englaro con tutti le riflessioni morali che si è portato dietro.

C’è tanto sotto il sole del Messico della Sardegna, oltre che ripetere: «A Oristano non c’è mai nulla da fare». E allora «Que viva Mexico» e se anche l’economia girasse sarebbe anche meglio.

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