La Nuova Sardegna

Oristano

Unione camere penali a Massama dopo la denuncia dei detenuti

di Michela Cuccu
Unione camere penali a Massama dopo la denuncia dei detenuti

L’Osservatorio sulle carceri dell’organismo nazionale annuncia un sopralluogo nel penitenziario Qualche giorno fa 35 reclusi avevano scritto una lettera su quelle che ritengono violazioni delle norme

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ORISTANO. Arriva dalle Camere penali nazionali, la prima risposta alla protesta dei detenuti della sezione di alta sicurezza del carcere di Massama che da quasi un mese rifiutano di consumare il vitto dell’istituto per le difficili condizioni di detenzione. L’Osservatorio carcere e la Camera penale di Oristano, presieduta dall’avvocato Rosaria Manconi, ha annunciato infatti un sopralluogo nell’istituto «al fine di verificare le reali condizioni dei detenuti».

È scritto in un comunicato diffuso l’altra sera, dopo che la protesta dei detenuti ex 41 bis, condannati per reati di criminalità organizzata, era diventata notizia attraverso una dettagliata denuncia arrivata dal penitenziario.

«I detenuti denunciano di essere ristretti in condizioni che violano le norme si legge nella nota firmata dall’Unione delle Camere penali italiane, l’Osservatorio carcere e la Camera penale di Oristano. In particolare lamentano il sovraffollamento delle celle, che riduce lo spazio disponibile al di sotto dei parametri legali, una regolamentazione dei colloqui con i familiari che penalizza i detenuti provenienti dalle altre regioni, la mancata fruizione di attività ricreative, rieducative e culturali e la totale assenza di contatti con il magistrato di sorveglianza e le associazioni del volontariato».

Problemi e carenze descritti in una lettera firmata da 35 detenuti del reparto di Alta sicurezza e inviata alle diverse istituzioni, dal capo dipartimento, Santi Consolo, al Garante nazionale per i detenuti, Mauro Palma, ma anche al Provveditore regionale degli istituti di detenzione, al magistrato di sorveglianza e allo stesso direttore del carcere di Massama e al sindaco Guido Tendas, oltre che a diverse associazioni di volontariato ed al presidente della Commissione dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi.

In sette capitoli i detenuti avevano riferito le richieste avanzate alla direzione, prima fra tutte, il blocco del flusso dei detenuti in arrivo.

«La capienza totale del carcere è di 246 posti letto. Ogni cella può ospitare massimo due persone, secondo i parametri progettuali e la normativa. Invece la direzione ha posto una terza branda per ospitarvi il terzo detenuto». Al sovraffollamento, altre carenze si aggiungono ai disagi dei reclusi. Secondo i detenuti, infatti, «Viene escluso il trattamento delle carceri di provenienza perché il direttore ha una visione restrittiva e punitiva. Quando si riunisce il Got (Gruppo osservazione e trattamento, formato da esperti con il compito di conoscere la personalità dei detenuti soprattutto quando hanno difficoltà ad integrarsi, ndc), il direttore ed il commissario, esprimono sempre parere negativo». Una situazione di grande disagio, che adesso passerà all’esame anche delle Camere penali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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