Pulizia dei canali nello stagno: i fondi sono a rischio
Cabras, potrebbero andare persi un milione e 800mila euro Nuovo scontro tra i pescatori sugli interventi da eseguire
CABRAS. Il tempo sta per scadere. Il finanziamento per la bonifica dei canali adduttori dello stagno di Cabras è a rischio e potrebbe essere cancellato se qualcuno non riuscirà a superare gli intoppi burocratici che hanno allungato la vita di un contributo concesso nel 2000, dopo la gigantesca moria del 1999, ma mai utilizzato.
A distanza di sedici anni, con il progetto approvato e i lavori appaltati, sullo stagno ancora tutto tace e non si vede alcuna traccia del milione e 800mila euro che dovrebbero essere disponibili per la bonifica.
Il silenzio è stato rotto da due dei personaggi simbolo del mondo delle pesca professionale cabrarese: Francesco Meli, presidente del Consorzio Pontis che gestisce lo stagno e le lagune satellite, e Pietro Simbula, leader di un movimento di protesta che da anni contesta l’operato del consorzio.
«Qualcuno si dovrà dare una mossa - ha detto il presidente del Consorzio -. Sono anni che aspettiamo la bonifica dei canali, ma per un motivo o per l’altro siamo sempre costretti a rimandare. La Regione e la Provincia devono rispondere una volta per tutte e chiudere il cerchio, altrimenti c’è la possibilità che si perda tutto».
Il rischio di un’azione rimandata a data da destinarsi è sempre lo stesso: calo della percentuale di ossigeno nell’acqua e conseguente moria dei pesci. Un dramma, soprattutto per chi ricorda l’ecatombe del 1999. Eventualità da scongiurare al più presto con degli interventi mirati. Sui quali, però, non c’è accordo.
Per ora, tuttavia, il rischio non sembra imminente: «Il canale scolmatore garantisce l’ossigenazione delle acque ma la rete dei canali che arrivano i peschiera è quasi completamente ostruita - dice ancora Francesco Meli - se sarà necessario dovremo intervenire noi pescatori e togliere a mano la vegetazione e i sedimenti che ostruiscono i canali».
Chi invece proprio non ne vuole sentir parlare è il leader della protesta: «Spendere un milione e 800mila euro per un lavoro di questo tipo? - si domanda Pietro Simbula - Uno spreco. Se mi autorizzassero a fare di testa mia risolverei la questione gratis e una volta per tutte».
Simbula ha messo sul piatto della bilancia anche la penitenza in caso di fallimento della sua proposta: «Se non dovessi avere ragione mi farò da parte, lo garantisco. Ma sono certo che questo non succederà e che risolverò questo problema sfruttano quello che mi ha insegnato Madre Natura».
Le provocazioni di Pietro Simbula, però, non hanno fatto breccia nel cuore di Francesco Meli: «Pietro è in pensione ed è giusto che se la goda. Per risolvere questi problemi servono i fatti e se non dovessero arrivare risposte dalle istituzioni e i denari dei finanziamenti dovessero andare perduti non rimarrà altro modo che rimboccarci i pantaloni e entrare in acqua per liberare i canali a forza di braccia. Potremo anche acquistare un pontone con una gru per facilitare il lavoro. Una cosa è certa, il tempo dell’attesa è finito».
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