La Nuova Sardegna

Oristano

Mamme col passeggino: tour da incubo

di Roberta Fois
Mamme col passeggino: tour da incubo

Raccontata in presa diretta la quotidiana esperienza di chi deve affrontare marciapiedi distrutti e automobilisti maleducati

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ORISTANO. Il bel tempo sta tornando, sebbene non sia mai andato via sul serio. Torna il sole tiepido della primavera che stuzzica la voglia di fare lunghe passeggiate. Ma una neo mamma oristanese lo sa. Sa che la sua passeggiata non potrà svagarla né rilassarla, da quando apre il telaio con chiusura ad ombrello del passeggino o della carrozzina scelti con cura durante la gravidanza. Lo realizza quando accomoda il bambino nella seduta del suo trio superaccessoriato con inutili comandi centralizzati. Inutili sì, perché nessun passeggino potrà mai essere all'altezza dei marciapiedi di Oristano che sembrano maestri nell'adempiere al loro compito di rendere la passeggiata di una neo mamma un'avventura, una tragicomica corsa a ostacoli dove gli unici vincitori sono la maleducazione degli automobilisti e la trascuratezza di una città tanto bella quanto spesso poco curata.

Una mamma lo sa bene, lo ricorda puntualmente quando esce di casa e inizia a far mente locale sulla strada da percorrere, rovistando tra i ricordi i fotogrammi dei marciapiedi più abbordabili per una passeggiata tranquilla. Allora svolta a destra, ottimista e sorridente. «Passo nella zona della clinica- pensa - lì non avremo problemi. È un punto trafficato e sicuramente non ci saranno impicci». Un'ingenuità stroncata sul nascere appena imboccata via Filippo Brunelleschi dove nei marciapiedi, a tratti troppo stretti per via degli spazi verdi dedicati agli alberi (spesso assenti), ci sono delle vere e proprie voragini. Il passeggino inizia a incepparsi, tra una montagna di cemento e una buca, e la mamma è costretta ripetutamente a prenderlo di peso e sollevarlo.

Dopo un piccolo tratto pianeggiante altre insidie: la ruota anteriore si storce di nuovo e si incastra. Alla mamma intrappolata in quel tratto di cemento lastricato di brutte sorprese non resta che cercare una via di fuga e attraversare la strada alla ricerca di un marciapiede decente. Un'impresa titanica trovare un varco tra le auto parcheggiate che, l'una incollata all'altra, spesso e volentieri sostano su scivoli e strisce pedonali.

La situazione non migliora certo in via Beato Angelico, dove una bicicletta ostruisce il passaggio già stretto implicando nuove acrobazie. E così in troppe vie della città, in via Cavour e in vico Repubblica ad esempio, dove l'ipotetica presenza di pedoni a quattro ruote è poco contemplata come all'ingresso di via Diego Contini dove il marciapiede fa la sua comparsa timidamente man mano che ci si avvicina in centro.

Qui, finalmente, la mamma, stremata, può riesumare un po' del suo iniziale buonumore e godere, quasi indisturbata, di ciò che rimane della sua rocambolesca passeggiata liberando il bambino dall'ebrezza, per lui forse anche divertente, data da quella indesiderata simulazione di terremoto. E dopo il famoso gelato, ci si ricarica per una nuova esasperante avventura: il rientro a casa, scandito da altrettanti intoppi fatti di pali contro cui cozzare goffamente, di scivoli troppo ripidi o invisibili, di illuminazione scarsa, di macchine parcheggiate con sfacciata noncuranza e di pavimentazione dissestata. Resta la speranza che la febbre dei nuovi marciapiedi delle centrali Via Tirso e Via Diego Contini contagi pure il resto della città, per assicurare un po' di pace non solo alle mamme, ma anche a chi sulla carrozzina ci deve vivere e ha il sacrosanto diritto di passeggiare autonomamente e in sicurezza nella sua città.

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