«Giocattolo tradizionale, il museo deve riaprire»
Operatori e lavoratori dei beni museali sardi manifestano ad Ales Da sei mesi la struttura unica nel suo genere nell’isola è chiusa per lavori
ALES. «Il museo del giocattolo deve riaprire». Questa volta sono arrivati da tutta la Sardegna: da Fluminimaggiore, Abbasanta, ma anche Gesturi, Villanovafranca e Ortacesus, lavoratori dei musei e dei beni archeologici e ambientali, le piccole-grandi strutture che fanno si che nell’Isola sia sempre una vetrina culturale aperta, ovunque, dai centri turistici più noti e frequentati alle zone più interne ma non per questo, meno ricche di fascino e cultura. La presenza delle società che aderiscono al comitato “Nessuno a casa” realtà trasversale che da anni porta avanti la battaglia per la stabilizzazione dei lavoratori dei siti e dei musei del territorio isolano ha caratterizzato la manifestazione tenuta ieri a Zeppara per sollecitare il Comune di Ales alla riapertura di un museo unico e prezioso, quello del giocattolo tradizionale. Da sei mesi il museo, realizzato riconvertendo l’edificio della scuola elementare e materna chiusa come tante altre dei paesi dove la crisi demografica ha fatto piazza pulita, è chiuso per lavori. Il Comune, mesi fa aveva ottenuto un finanziamento regionale di 60mila ero.Per realizzare un nuovo allestimento. La scelta dell’amministrazione era stata infatti di sostituire l’originale(e brevettato con tanto di certificato rilasciato dagli enti preposti) sistema di esposizione, con i giocattoli quasi sospesi in aria su trespoli e intrecci di canne, in favore di più tecnologiche piantane d’acciaio. Decisione che aveva incassato critiche e persino il parere negativo della Sim dea, società diretta dall’antropologa Gabriella Da Re e che si occupa della tutela degli allestimenti museali. Il Comune, tuttavia ha deciso di andare avanti con la sua scelta. «Però i lavori stanno durando un po’ troppo» denunciano i consiglieri comunali dell’opposizione, Lino Trudu (sindaco all’epoca dell’avvio del museo) e Antonello Rossi che ieri hanno riferito della battaglia che va avanti a colpi di interrogazioni consiliari. Nel frattempo l’unico addetto al museo del giocattolo, Fabio Deiola, che per anni, affincato da curatore, il professor Nando Cossu, ha fatto diventare il museo dei giocattoli “poveri” ma non per questo meno affascinanti, una delle mete più ambite del turismo culturale nella zona, ha perduto il lavoro. Per il suo reintegro in più occasioni è intervenuta la Cgil. «Si è arrivati allo scontro duro con l’Amministrazione comunale che ora neppure ci risponde più», ha denunciato il segretario provinciale della Cgil Funzione pubblica, Rosa Setzu. Ora il museo non ha neppure un gestore e il Comune ancora non ha neppure avviato le procedure per la gara.
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