Museo archeologico, scatta l’operazione per il salvataggio
Il Comune di Sedilo ha stanziato un fondo di 15mila euro L’obiettivo: riaprire prima della festa di San Costantino
SEDILO. Chiusura prolungata, flusso di visitatori inesistente, infissi fatiscenti, accessi incustoditi, e all’esterno erbacce e rifiuti.Una collezione di reperti potenzialmente alla mercè di tutti. Lo stato d’abbandono in cui versa il museo del territorio è un po’ l’emblema delle politiche fallimentari sulla valorizzazione in chiave turistica del patrimonio archeologico locale. I tentativi di rilanciare il centro espositivo costruito tra la periferia del paese e l’anfiteatro di San Costantino si sono rivelati vani e il mancato appeal su visitatori e potenziali gestori ha costretto le amministrazioni a ripiegare su serrate prolungate.
E proprio il tempo, unitamente alle difficoltà di far fronte ai notevoli costi di manutenzione del patrimonio immobiliare, presto o tardi presenteranno il conto al Comune e alla collettività. Il rischio è di ritrovarsi con un museo fantasma, potenziale facile preda di ladruncoli e vandali. E invece spunta inaspettatamente l’idea di fare dell’ex centro polivalente il polo museale del Centro Sardegna.
Un programma velleitario, considerate le basi di partenza, ma sul quale l’amministrazione è decisa a investire. L’idea è di riunire in un unico spazio fisico due delle risorse materiali e immateriali più importanti del paese: il patrimonio archeologico e l’Ardia.
«È nostra intenzione sistemare l’allestimento sull’Ardia accanto alla raccolta di reperti e trasferire la sezione ambientale da un’altra parte», ha spiegato il sindaco Alessio Petretto.
Museo urbano dell’Ardia: altro spazio espositivo poco frequentato da visitatori esterni, a parte le parentesi di mostre estemporanee promosse in concomitanza di eventi di richiamo. Il senso di desolazione cresce visitando il resto del sistema museale del territorio e soffermandosi sulla storia presente e passata di Iloi, il villaggio nuragico interessato da diverse campagne di scavo che in più di un ventennio hanno prodotto solo visite saltuarie con ricadute economiche nulle. Invertire la tendenza di un turismo culturale mai decollato appare utopico, ma il futuro è sempre foriero di sorprese e può anche smentire le previsioni più pessimistiche.
All’orizzonte, del resto, si profila già una novità assoluta: un possibile scavo archeologico a Serra Linta, l’insediamento prenuragico della cultura di Ozieri che nei periodi di secca riemerge dai fondali dell’Omodeo. Tuttavia, prima di volgere lo sguardo troppo lontano si pensa a risolvere l’emergenza: avviare l’operazione salvataggio del museo archeologico.
Il Comune ha stanziato un fondo di 15mila euro per la sostituzione degli infissi e per l’installazione di un sistema di videosorveglianza. L’obiettivo è di avere una struttura fruibile prima della festa di San Costantino. «I tempi sono stretti ma faremo il possibile per riaprirlo», ha detto il sindaco.
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