La Nuova Sardegna

Oristano

Museo del giocattolo, petizione sul web per la sua riapertura

di Michela Cuccu

Ales, la Cgil si fa promotrice di una iniziativa regionale «La cultura ha bisogno di tutto tranne che di oblio»

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ALES. «Riaprire il Museo del giocattolo tradizionale della Sardegna». È partita ieri la petizione per sollecitare il Comune alla riapertura del museo di Zeppara, chiuso da gennaio per la sostituzione degli arredi che andranno a sostituire l'allestimento originale (con brevetto appositamente registrato) fatto di canne che assieme alla ricca e unica collezione di giochi tradizionali, tipici della cultura agro pastorale, ne fa una realtà unica a non solo in Sardegna, ma anche a livello nazionale.

L'iniziativa è di Maria Rosa Setzu, segretario provinciale della Fp-Cgil, sindacato che ha anche avviato una vertenza, nei confronti dell'Amministrazione comunale del centro dell'Alta Marmilla per il reintegro dell'unico dipendente del museo che, dal momento della chiusura del museo, ha perduto il lavoro. La petizione è rivolta anche al presidente della Giunta regionale, Francesco Pigliaru,all'assessore alla Pubblica istruzione, Claudia Firinu e al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

Per avviare la petizione, la sindacalista ha scelto Internet, appoggiandosi alla piattaforma Change.org. «In maniera – spiega Setzu – di coinvolgere il maggior numero di persone possibile per una battaglia che non riguarda soltanto la piccola frazione di Zeppara o la tutela dell'unico dipendente del museo. Il significato dell'iniziativa è quello di aprire un dibattito sulla necessità di maggior attenzione da parte dell'opinione pubblica e delle istituzioni nei confronti del nostro immenso patrimonio artistico, storico, culturale e ambientale che di tutto ha bisogno tranne che dell'oblio».

La petizione ricorda infatti come il museo del giocattolo tradizionale rappresenti una realtà unica e preziosa «alla quale – prosegue Setzu – non posiamo rinunciare«.

Dal momento dell'apertura, circa quindici anni fa, il museo è diventato meta di tanti visitatori, circa 3mila all'anno. Un pubblico composto da turisti ma soprattutto da scolaresche, che qui avevano modo di scoprire una realtà culturale e antropologica estremamente importante.

Come si legge nella petizione, infatti «la collezione è rappresentata da giocattoli che non si possono acquistare, risalenti a una società ancora lontana dal consumismo». Dice ancora Setzu «per l'intera Alta Marmilla il museo ha un significato profondo perché racconta la società del territorio, partendo appunto dai giocattoli. Un allestimento curato dall'antropologo Nando Cossu con il supporto scientifico dell'Istituto di tradizioni popolari dell'università di Cagliari. Insomma, un patrimonio irrinunciabile con ricadute positive per l'economia del territorio».

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