Moby Prince, misteri irrisolti
Bosa, incontro sulle vicende del rogo del traghetto: morirono 140 passeggeri
BOSA. Il Rotary club di Bosa presieduto da Paolo Cadoni ha organizzato una serata dedicata all’approfondimento sul caso del traghetto Moby prince.
Lla nave passeggeri, in partenza da Livorno diretta al porto di Olbia, la notte del 10 aprile 1991 andò a fuoco, dopo essere entrata in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, ancorata in rada a circa due miglia e mezzo dal porto toscano.
Una tragedia costata la vita a 140 dei 141 tra passeggeri e membri dell’equipaggio, perchè solo un componente della Moby prince venne tratto in salvo alcune ore dopo il disastro.
«Il più grande disastro della marineria italiana dal dopoguerra ad oggi» ha spiegato ai soci del Rotary il giornalista Rai Paolo Mastino che ha curato un documentario andato in onda sui principali canali d’informazione della televisione di Stato.
Il disastro, alla luce dei dati processuali, è ancora legato a una serie di domande senza risposta. Domande soggette all’attenzione da qualche mese di una commissione d’inchiesta parlamentare.
La reale posizione della petroliera ferma in rada, la reale rotta del traghetto passeggeri in movimento, la presenza in rada di navi militarizzate, le comunicazioni e i silenzi radio, i ritardi nei soccorsi, le recenti analisi dei componenti chimici repertati sul traghetto passeggeri sono solo alcuni degli aspetti trattati dal documentario di Paolo Mastino.
«I miei sentimenti sono di rabbia e determinazione» afferma Luchino Chessa componente del comitato di familiari delle vittime e figlio del capitano della Moby Prince Ugo Chessa, uomo di grande esperienza marittima deceduto nell'incendio della nave che comandava.
«Chiediamo che venga fatta giustizia, lo dobbiamo ai nostri cari» ha concluso Chessa durante l’incontro con i soci del Rotary che al termine della proiezione del documentario hanno posto numerose domande al giornalista di Rai Sardegna e al figlio del comandante Chessa. (al.fa)
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