Antico organo da salvare: il Comitato getta la spugna
BOSA. Il comitato “Un organo da salvare” getta la spugna. «Si arriva ad un punto di non ritorno per cui è doveroso dichiarare la sconfitta sotto tutti i profili e constatare come dell'organo...
BOSA. Il comitato “Un organo da salvare” getta la spugna. «Si arriva ad un punto di non ritorno per cui è doveroso dichiarare la sconfitta sotto tutti i profili e constatare come dell'organo Giuliani della chiesa del Carmine, di fatto, non interessa a nessuno», annunciano i responsabili del gruppo sulla propria pagina Facebook.
Il Comitato cercava di raccogliere fondi utili a dare nuovo fiato allo straordinario strumento ospitato nel coro della chiesa del Carmelo. Un metaforico “stacco della spina” viene da pensare, rispetto ad una delle questioni sempre aperte nella città del Temo: quella della tutela dei beni artistici che hanno sede nella millenaria valle attraversata dall’unico fiume navigabile dell’isola.
Il Comitato “Un organo da salvare” elenca una serie di lacune: «Lo stato disastroso in cui versano le chiese di Bosa sposta necessariamente la priorità delle spese verso altri tipi di restauri. C’è l'atteggiamento di totale disinteresse dimostrato dalle autorità civili ed ecclesiastiche alle quali, sia chiaro, non si chiedevano soldi, ma solo di spendere la propria influenza e prestigio per provare ad attivare canali di finanziamento. L’organo non serve più a nulla, non si sente quasi più nelle celebrazioni liturgiche, di concerti manco a parlarne. Quelle poche promesse di interessamento ricevute si sono vanificate presto. Ognuno giustamente ha le sue priorità. Sue e non della comunità, chiaramente».
C’è tanta amarezza in questo epilogo: «Che dire. Ci abbiamo provato, abbiamo speso il nostro tempo e la nostra passione per questa causa», continuano quelli del Comitato che però ringraziano quanti hanno creduto nella loro iniziativa: «Abbiamo sperato che, magari non subito, si potesse giungere oltreché al recupero dell'organo, a rivitalizzare quello della Cattedrale e sensibilizzare la sensibilizzazione della popolazione».
Con l’obiettivo a più largo raggio di creare a Bosa «un polo di cultura organistica e musicale in genere, integrando lo strumento con le sue bellezze paesaggistiche, il suo patrimonio storico e musicale». Mentre «gli scarsissimi introiti e il non vedere un possibile sviluppo ci impongono di fermare qui la nostra attività.
Dichiarazioni che faranno probabilmente rumore, si spera nel non sempre attento dibattito pubblico sui beni storici locali, organo Giuliani e della Cattedrale compresi. Tanto più, una delle considerazioni finali, perché «ci sono paesi che si affannano ad inventarsi di tutto e magari posseggono organi pregevolissimi letteralmente abbandonati». (al.fa.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
