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Fasce fluviali, ricorso in Cassazione

Fasce fluviali, ricorso in Cassazione

Il Comune di Terralba non si arrende e continua la battaglia contro i vincoli ritenuti eccessivi

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TERRALBA. La cittadina non si arrende al piano stralcio fasce fluviali. Dopo il no ottenuto dal tribunale delle acque a Roma al ricorso presentato nel 2013, il Comune non demorde e decide di presentare il ricorso contro il piano stralcio in Cassazione.

L’amministrazione comunale, infatti, dopo aver consultato il proprio ufficio legale, ha ritenuto di dover proseguire nella battaglia e continuare a contestare le scelte fatte dalla Regione in tema di sicurezza idrogeologica del territorio, o meglio, contestare i parametri utilizzati dai tecnici che fecero lo studio del territorio per calcolare il fattore di rischio.

«Il tribunale delle acque non è entrato nel merito dei temi del nostro ricorso - spiega il sindaco Pietro Paolo Piras, -. Non si è sbilanciato dicendo se i metodi utilizzati dallo studio della Regione fossero più o meno validi dei metodi utilizzati dallo studio da noi commissionato, studi che hanno ottenuto esiti molto diversi. Perciò chiederemo in Cassazione che ci si pronunci e si valuti se lo studio fatto dalla Regione è davvero il più attendibile, visto che è quello che sancisce i vincoli sull’edilizia nel nostro territorio e di conseguenza il blocco dell’economia».

Il Comune, nel ricorso presentato al Tribunale delle acque, aveva contestato la procedura adottata dalla Regione per redigere il piano, senza il coinvolgimento degli enti locali. Il tribunale nella sua sentenza ha però ritenuto che fosse giustificato questo comportamento della Regione a causa dell’urgenza del provvedimento ai fini del la sicurezza pubblica, che è poi l’obiettivo del Piano stralcio. Inoltre, anche per quanto riguarda le procedure di calcolo del rischio adottate dalla Regione, contestate dal Comune, il tribunale ha ritenuto che non ci fossero elementi per ritenerle non valide o contraddittorie, perciò ha respinto il ricorso.

L’amministrazione nel 2013 aveva però commissionato un’indagine a uno studio specializzato in materia di sicurezza idrogeologica che ha ottenuto risultati molto diversi, con fattori di rischio molto più bassi per la fetta più ampia del territorio. Il tribunale non ha condiviso i motivi della protesta del Comune contro il Piano stralcio e tutti i vincoli che questo aveva stabilito restano in vigore.

Sfumate le speranze degli amministratori e della cittadinanza di veder sparire i limiti all’urbanistica e all’edilizia che impediscono di costruire nuovi edifici nel 90 per cento del territorio, ora s’intende proseguire presentando il ricorso in Cassazione. «Visto che il tribunale delle acque non ha dato risposta sostanziale al nostro quesito riteniamo di dover proseguire e non arrenderci fino a quando sarà rimasta anche una piccola speranza di annullare questo piano che sta bloccando la nostra economia». (c.d.)

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