Amianto killer, nuovi protocolli
Possono salvare la vita, l’associazione ex esposti chiede che la Regione li adotti
ORISTANO. La Regione sarda dovrebbe integrare al più presto il nuovo protocollo diagnostico per coloro che in passato sono stati a contatto, per motivi professionali con le fibre di amianto. La richiesta arriva dall’Associazione ex esposti amianto di Oristano, che si rivolge all’assessore alla Sanità Arru. L’inserimento dovrebbe avvenire in tempi rapidi, considerando che può essere determinante a salvare la vita agli ex esposti.
Il metodo diagnostico, messo a punto da un team di ricercatori americani e promosso dalla Fondazione Nibit - Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori, è stato presentato al Congresso dell'American Society of clinical oncology Asco, il più importante appuntamento mondiale del settore: si tratta del primo trial al mondo che valuterà l'associazione di due anticorpi che agiscono sul sistema immunitario nel trattamento del mesotelioma maligno. Nella sperimentazione sono dunque associati due anticorpi che in maniera diversa inviano segnali attivatori alle cellule del sistema immunitario per renderlo più reattivo contro il tumore.
«Ci preme ricordare – sottolinea l’Associazione – che gli ex lavoratori del settore cemento amianto della provincia di Oristano sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria già dal 1994 anno in cui viene siglato il primo protocollo nazionale e regionale tra la struttura sanitaria locale allora Usl 13 e gli ex lavoratori esposti amianto.
L'associazione ex esposti amianto di Oristano rinnova la richiesta di prevedere l'inserimento nel protocollo anche dei familiari degli ex esposti in considerazione che sono in aumento i decessi a causa di esposizione indiretta e ambientale. «Siamo certi che ancora una volta la Sardegna possa essere la prima regione come già avvenuto nel 1994 a dotarsi di uno strumento sanitario che tuteli la salute dei suoi cittadini».
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