La Nuova Sardegna

Oristano

Il dipendente imputato: «Ero sempre reperibile»

di Enrico Carta
Il dipendente imputato: «Ero sempre reperibile»

L’ex responsabile Marco Sechi, accusato di peculato, si fa interrogare: «Avevo l’auto a casa mia perché mi chiamavano anche di notte e nei weekend»

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ORISTANO. Quasi due ore di interrogatorio da testimone per il dirigente del settore Lavori Pubblici dell’Ufficio tecnico comunale. Molto meno è invece durato l’interrogatorio di Marco Sechi, ex responsabile del Cantiere comunale finito, assieme ad altri imputati che hanno seguito vie processuali differenti, al centro dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza che aveva smascherato un presunto utilizzo personale delle risorse pubbliche. In una parola peculato. Ma a Marco Sechi viene contestato anche un altro reato ovvero quello di aver chiuso un occhio e in certi casi anche due di fronte al comportamento di alcuni dipendenti comunali che approfittavano del Cantiere comunale per trovare case per sé e per i loro familiari e allestire attività che con quelle dell’amministrazione nulla avevano a che fare.

Eppure, dopo la lunga deposizione del dirigente dell’Ufficio Tecnico, Walter Murru, che è andato incontro anche ad alcune contestazioni formulate dal pubblico ministero Rossella Spano per via di discordanze rispetto alle deposizioni rilasciate durante le indagini, Marco Sechi ha risposto in poche battute alle domande che gli venivano rivolte anche dal suo avvocato difensore Laura Onida e dal collegio giudicante presieduto da Carla Altieri, a latere i giudici Andrea Mereu ed Enrica Marson.

Poche parole dunque per ripercorrere un’indagine di mesi, ma in fondo tutta la questione si riduce a contestazioni circostanziate. Sull’utilizzo dell’auto al di fuori dell’orario di servizio e quindi per fini personali, Marco Sechi ha chiarito che garantiva la propria reperibilità o comunque la propria disponibilità 24 ore su 24. Era la persona chiamata a intervenire e coordinare le operazioni ogni qualvolta si presentasse la necessità. Elezioni, problemi alle strade, piccoli crolli, transenne da spostare e tante variabili che non guardano l’orologio dovevano essere segnalate direttamente al suo numero di telefono. Così ha spiegato la presenza dell’auto di servizio a casa sua anche in ore notturne e nei fine settimana.

Nel periodo del 2012 in cui fu controllato, ha detto di averne avuto necessità per via del filo diretto con la Prefettura in quanto doveva occuparsi anche dei seggi e dei servizi elettorali.

Per quanto riguarda i dipendenti che utilizzavano la struttura per attività personali, utilizzando locali e corrente elettrica e come ripostiglio di attrezzatura propria, Marco Sechi ha detto di non sapere di questa consuetudine e che non era suo compito segnalare la presenza del materiale. Le barche di cui si parla nell’inchiesta le trovò lì addirittura nel 1992, momento della sua assunzione, mentre per la casa occupata dal custode anche dopo che questi andò in pensione, ha detto di aver regolarmente segnalato l’anomalia al dirigente già qualche mese prima che quegli andasse in pensione. Non ottenne risposta, ma la nota protocollata ora è anche sul tavolo dei giudici dopo la produzione, assieme ad altri documenti, effettuata dall’avvocato difensore.

Già martedì si torna in aula per un’udienza in cui i testimoni saranno altri due dirigenti comunali, come Rinaldo Dettori e Mariella Chergia, responsabili della polizia locale e del patrimonio. Ma sarà anche il turno di Efisio Sanna, l’assessore ai Lavori pubblici da cui il Cantiere Comunale dipende. Cantiere che non è più coordinato da Marco Sechi: le regole per l’anticorruzione hanno comportato la rotazione e lo spostamento ad un altro incarico.

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