Migranti, possibili arrivi anche al porto industriale
Gli operatori della Asl pronti a gestire la complessa fase degli sbarchi assistiti Come per Cagliari e Porto Torres si punta ad assicurare a tutti il diritto alla salute
ORISTANO. Il porto industriale sarà uno dei punti d’approdo delle navi impegnate nell’operazione internazionale per l’emergenza migranti.
Come già accaduto a Cagliari e Porto Torres, dunque, anche Oristano potrebbero arrivare i profughi in fuga dalle aree di guerra e profonda miseria, tratti in salvo nel Mediterraneo.
Per non farsi trovare impreparati ad affrontare una situazione che certo, non sarà di facile gestione, il servizio di Igiene e sanità pubblica della Asl 5 ha predisposto un protocollo operativo per organizzare e garantire l’assistenza sanitaria ai profughi.
Non sarà una operazione semplicissima, considerato che impone un coordinamento preciso (già sperimentato a Cagliari) fra gli operatori sanitari e gli altri soggetti (volontari e protezione civile, solo per fare due esempi) chiamati ad intervenire al momento sicuramente fra i più delicati dell’intera operazione.
È stata Silvana Tilocca, direttore del servizio promozione della salute della Asl di Cagliari ieri, in un convegno destinato agli operatori che saranno chiamati ad intervenire durante le operazioni di sbarco, a descrivere situazioni a dir poco inimmaginabili, ma ricorrenti affrontate nei precedenti sbarchi.
Dalle navi dei disperati sono scese persone con i solchi profondi delle frustate, fino a quaranta per avere un pezzo di pane dai trafficanti; madri con gravi ustioni su tutto il corpo perché costrette a viaggiare per l’intera traversata sedute (con in braccio i figli) sui motori delle imbarcazioni, donne violentate, feriti da arma da fuoco, traumatizzati gravi e torturati.
E poi le classiche patologie della miseria: denutrizione, tubercolosi, scabbia.
Maria Valentina Marras, direttore del servizio di Igiene della Asl 5, ha sottolineato come il protocollo della Asl di Oristano punti ad assicurare il diritto alla salute ed alle cure e quanto sia fondamentale riproporre lo schema (unico in Italia) adottato dalla Asl di Cagliari, con valutazioni individuali e precise per tutti. Fin qui il primo approccio.
«Non potremo fare a meno di considerare la fase successiva – ha detto Maria Giovanna Porcu, commissario straordinario della Asl di Oristano – solo se riusciremo a coinvolgere tutte le istituzioni potremo riuscire a gestire l’accoglienza al meglio, coinvolgendo gli stessi immigrati in azioni positive e di crescita per la nostra terra. Insomma, profughi che diventano opportunità».
Riflessione non scontata dato che il numero dei profughi in Sardegna (attualmente circa 6mila di cui meno di 300 nell’Oristanese) è destinato ad aumentare in maniera significativa sin dai prossimi mesi.
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