Riordino enti locali, a Bosa confronto Comuni-Regione
Con l’abolizione delle Province obbligatoria l’aggregazione ma ora si discute sulle aree territoriali più omogenee
BOSA. Il “porto” l’obiettivo per un’aggregazione territoriale più ampia e forte, che possa accedere ai fondi destinati a progetti strategici di ampio respiro. Per quanto riguarda la “rotta” il consiglio comunale di Bosa, riunito in assemblea straordinaria nell’ula di piazza Carmine venerdì sera alla presenta dell’assessore regionale alla programmazione Raffaele Paci ed il capo di gabinetto dell’assessorato agli enti locali Matteo Muntoni, i consiglieri regionali Cherchi, Congiu e Solinas, i presidenti delle Unioni dei Comuni Planargia–Montiferru Occidentale, Montiferru–Sinis, Marghine, punta per ora ad un asse a tre fra questi territori. Ma lasciando aperta la porta del confronto e dell’aggregazione futura con altre realtà contigue, non solo per vicinanza geografica, come il Meilogu ed il Guilcer. Questo, di fatto, il risultato operativo dopo quasi tre ore di ascolto e dibattito sul “Riordino del sistema delle autonomie locali in Sardegna,” l’unico punto all’ordine del giorno. Che approda ad un documento votato all’unanimità da maggioranza e minoranze a Bosa, base di confronto per gli altri centri della zona in termini di indirizzo politico amministrativo nelle prossime settimane. «Il messaggio della giunta regionale è forte e chiaro: l'aggregazione dei territori è fondamentale, soprattutto nelle zone più periferiche e isolate. Ma l'isolamento e la perifericità si combattono in un unico modo: alleandosi, unendo le forze e facendo strategie con progetti di sviluppo che coinvolgano quanti più comuni possibile», il cuore del messaggio dell’assessore Paci alla platea riunita a Bosa. Mentre sul fronte degli Enti Locali Matteo Muntoni si è soffermato su alcuni aspetti della legge. Il suo caposaldo, l’abolizione delle province, l’istituzione della città metropolitana e il consolidamento e l’aggregazione delle Unioni dei Comuni, con un minimo di quattro comuni e diecimila abitanti. «Un esempio unico in Italia quello dell’obbligo di aggregarsi per i comuni», ricorda Muntoni, che sottolinea come la Regione abbia già stanziato per le Unioni 23 milioni di euro: 15 in arrivo dal Fondo Unico degli Enti Locali e 8 di finanziamenti statali. Durante gli interventi non mancano dubbi e perplessità su alcuni aspetti della legge. Mentre sul fronte dell’aggregazione c’è chi protende per un asse iniziale a due fra Planargia e Marghine, come il sindaco di Sindia, e chi invece guarda all’esempio del nuovo Gal che riunisce la Planargia-Montiferru occidentale al Montiferru-Sinis. Con il presidente della locale Unione, il sindaco di Montresta Antonio Zedda, che rimarca le difficoltà degli amministratori a gestire piccoli comuni sempre più poveri di risorse e spopolati di abitanti.
Alessandro Farina
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