Oristano, per i grandi eventi non basta la bellezza
Hanno senso le proteste di chi voleva il Giro d'Italia nella nostra provincia?
ORISTANO. Indignazione e rabbia per il Giro d'Italia che torna in Sardegna addirittura per la partenza e addirittura con tre tappe, ma "snobba" la provincia di Oristano. Sacrilegio! È partita la (blanda) protesta di qualche amministratore pubblico. Una lettera di lamentazioni o un post su Facebook, d'altronde, sono gratis. Magari portano qualche consenso e non impegnano più di tanto.
E poco importa se arrivano da chi la bicicletta la vede solo per andare (quando va bene) da casa all'ufficio o da chi, per sua stessa ammissione, capisce nulla di ciclismo. Si ricade spesso nel vecchio riflesso condizionato che nell'Oristanese ci porta a credere che bastino le bellezze offerte dalla natura per mettere tutti ai nostri piedi, compresi gli organizzatori dei grandi eventi sportivi come il Giro d'Italia di ciclismo, appunto, o prima ancora la prova italiana del Campionato mondiale rally.
Gli organizzatori di avvenimenti sportivi tanto grandi e importanti, nella scelta delle collocazioni tengono certamente conto dell'appeal e del fascino dei luoghi, ma considerano anche altri parametri. E alcuni amministratori locali che ora protestano e si stracciano le vesti, dovrebbero saperlo bene perché in occasione del rally mondiale furono chiamati a contribuire economicamente. Non senza mugugni, pure allora.
A volte si dimentica poi anche un altro particolare: l'Oristanese non ha l'esclusiva della bellezza. Mare cristallino buono per le inquadrature dall'elicottero, tortuose e suggestive salite sulle quali impegnare i grimpeur più forti del mondo si trovano in tanti altri angoli della Sardegna. Dove magari ci sono anche amministratori locali che privilegiano la promozione del proprio territorio fatta attraverso questi strumenti. Il che non significa che siano più bravi di altri o peggiori: le scelte sono tutte legittime, se fatte in buona fede e nella convinzione di svolgere un lavoro utile per la propria comunità.
Ma quando si sceglie una strada non si deve poi essere gelosi se qualcuno, che ne ha scelto una diversa, arriva a destinazione prima, anche investendo tempo in relazioni e risorse in grandi eventi. Altrimenti si rischia di fare come lo Stato descritto in una nota canzone di Fabrizio De André: «Si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità».
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