Scoppia la polemica sulla rete fognaria tra Bosa e la costa
La realizzazione dell’infrastruttura all’esame del Consiglio L’ex sindaco Cuccuru: «Nessun vantaggio, soltanto costi»
BOSA. Il malumore si è più volte palesato via social, ma questa volta sul progetto di collegamento della rete fognaria dai centri costieri della Planargia al depuratore consortile di Bosa si leva una esplicita voce dissenziente, o quantomeno propensa a nuovi accordi e progetti rispetto a quelli di cui si è discusso nella riunione di ieri del consiglio comunale di Bosa. Critiche e proposta operativa arrivano da un ex sindaco che da queste parti ha fatto storia politica, il democristiano Giovanni Cuccuru: fascia tricolore dal 1982 al 1995 e consigliere comunale per 34 anni. «Non si può accettare un progetto come quello del collettamento dei reflui dalla Planargia a Bosa a scatola chiusa. La popolazione deve essere informata, mi meraviglio che nessun partito sia intervenuto su questa vicenda» il prologo una serie di considerazioni che arrivano alla vigilia del punto all’ordine del giorno di ieri nell’aula consiliare di piazza Carmine. Dove si sono valutate le controproposte dell’amministrazione civica in tema di collegamento delle reti fognarie di Porto Alabe, Santa Maria del Mare, Sa Lumenera e Turas al depuratore consortile di Terridi, rispetto a quella prospettata da Abbanoa. Nelle more dell'iter di realizzazione del progetto però sulla questione una assemblea pubblica c’è già stata. «Ma il 14 luglio 2016, di sabato, alle 11.30, praticamente in piena estate. Sono stato a quella riunione, erano presenti venticinque, trenta persone in tutto. Buona parte tecnici e amministratori della zona, perché i cittadini erano pochissimi, di Bosa me compreso ne ho contato sei», afferma Giovanni Cuccuru. Che propone una riflessione. «Mi chiedo quali vantaggi potrebbe avere Bosa da questo progetto, di cui il collegamento da Turas al depuratore è solo un primo lotto? Perché si prevede di collegare alla struttura di Bosa anche i paesi da Suni verso la valle del Temo, il tutto però in cambio di nulla. Nessun vantaggio per la collettività di Bosa, a parte l’ampliamento di un depuratore che ritengo già abbondantemente sufficiente a garantire il trattamento dei reflui della nostra città», spiega Cuccuru. Che aggiunge «i consiglieri comunali si stanno assumendo una grossa responsabilità, rispetto ad un'opera che sarà lasciata in eredità a figli e nipoti». La soluzione quindi? «L’impianto si faccia da un’altra parte, magari a caduta visto che qui occorre l'utilizzo di diverse pompe di sollevamento per arrivare a Bosa. Oppure gli utenti di Bosa non paghino la depurazione dei reflui, che incide non poco sulle bollette dell’acqua».
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