Un avvelenatore a piede libero
Nella strage di gatti a Sa Rocca Tunda usato un fitofarmaco al bando da 10 anni
SAN VERO MILIS. C’è qualcuno che va in giro distribuendo in luoghi pubblici dosi di un pericoloso fitofarmaco messo al bando da più di 10 anni. Qualcuno che ha ucciso diversi gatti di una colonia felina a Sa Rocca Tunda, nel territorio di San vero Milis, uccidendoli con esche che contenevano alfa-Endosulfan e beta-Endosulfan. A stabilirlo sono stati gli esami sulle carcasse effettuati dall’Istituto Zooprofilattico e a rivelarlo è Paola Suà, presidente del Comitato nazionale ufficio garante diritti animali Onlus.
Una vicenda inquietante sulla quale ora dovrà indagare la magistratura, dopo l’esposto presentato, attraverso l’associazione animalista, dalle volontarie che da tempo si occupano di alcune colonie feline della zona. Dopo la moria, alcuni turisti «hanno rinunciato alla loro vacanza nella zona a causa di tanta barbara inciviltà», riferisce ancora Paola Suà.
Spesso, chi si occupa delle colonie feline è accusato di “imbrattare”, lasciando in giro le ciotole del cibo per gli animali. Si dice che i gatti provochino problemi di carattere igienico e sanitario: «Tutto falso – ribatte Suà – i gatti nutriti e ben curati, contrariamente agli animali che vivono in stato completamente selvatico, non creano problemi di questo tipo. I volontari che seguono le colonie, poi, hanno cura di tenere il posto pulito».
Sarà la magistratura, dunque, dopo l’esposto presentato attraverso l’avvocato Patrizia d’Elia Palmieri del foro di Milano, a indagare sull’aspetto sicuramente più inquietante dell’intera vicenda ed eventualmente cercare di risalire a chi abbia utilizzato il fitofarmaco ritirato dal mercato perché estremamente tossico.
L’Endosulfan è un acaricida un tempo utilizzato in orticolutra e frutticoltura. Quando si scoprì che l’ingestione di appena otto grammi di prodotto poteva provocare la morte di un bovino nell’arco di ore e che provocava danni irreversibili sull’uomo, fino anche la morte, ne venne addirittura vietata la produzione.
In Italia, come nel resto dell’Unione europea, l’utilizzo è vietato dal 2006. Fino ad allora poteva essere acquistato soltanto dai possessori del “patentino verde”. Dopo la messa al bando, per un anno gli agricoltori furono obbligati a custodire il pericolosissimo prodotto che avrebbero poi dovuto smaltire in impianti autorizzati. Qualcuno ne ha invece ancora delle scorte e le utilizza per preparare esche avvelenate? È questa l’ipotesi tracciata da Paola Suà che aggiunge: «Considerato che solo i possessori di patentino verde potevano acquistare quel fitofarmaco, basterebbero una serie di controlli incrociati per risalire a chi lo ha utilizzato».
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