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Oristano

Il vecchio impianto di acquacoltura deve essere smontato

di Alessandro Farina
Il vecchio impianto di acquacoltura deve essere smontato

Bosa, la Capitaneria vieta il transito e ancoraggio a Managu Le gabbie della struttura non sono mai state rimosse

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BOSA. Il comandante del Porto di Bosa Guido Avallone ha reiterato l’ordinanza che vieta transito e ancoraggio del naviglio da pesca e da diporto e pesca subacquea nel tratto di mare tra “La casa del Vento” e “Porto Managu”, dove sono ancora presenti alcune pericolose strutture semi galleggianti del vetusto impianto di acquacoltura che ha operato nel mare di Bosa sino ad una decina di anni fa.

Col tempo infatti quella che doveva essere una delle opportunità per sfruttare le cristalline acque della incontaminata costa del Grifone per l’allevamento di pesci pregiati, è diventato un incubo per la navigazione, un sito da monitorare costantemente per la Guardia Costiera e un problema per la collettività, che dovrà farsi carico dei costi di smaltimento. «L’assessorato regionale competente, a seguito dei numerosi solleciti da parte dell’Autorità Marittima, ha recentemente riferito di essersi attivata nel reperire le risorse finanziarie sufficienti alla messa in sicurezza ed eventuale successiva bonifica dell’area» spiega il tenente di vascello Guido Avallone.

In attesa dunque che qualcosa si sblocchi e che arrivino i finanziamenti per la messa in sicurezza, il comandante del porto ha reiterato le precedenti ordinanze, la prima è la numero 07 del 2010, che interdicono fino alla totale bonifica quell’area al traffico marittimo e all’attività subacquea attraverso una nuova disposizione, che integra quella del 2010 e proroga quella emanata dallo stesso ufficio a luglio di quest’anno (per gli interessati è possibile scaricare il documento integrale dal sito internet istituzionale della Guardia Costiera di Bosa). Nel settembre scorso la questione dei resti dell’impianto dismesso di acquacoltura era tornata sui banchi del Consiglio regionale attraverso una interrogazione dei Riformatori Sardi, primo firmatario il consigliere regionale Attilio Dedoni, che chiedeva all’ente di procedere a bonificare lo specchio d’acqua davanti a Porto Managu con fondi che per la verità dovrebbero essere già a disposizione, considerato che nel 2013 la stessa Regione aveva stanziato 30.000 euro allo scopo. Non ancora raggiunto però, mentre l’area marina resta sempre off limits per evidenti ragioni di sicurezza. Le stesse che spingono la Guardia Costiera di Bosa a prorogare i termini entro cui si dovrà “Procedere al segnalamento e/o messa in sicurezza” al quindici dicembre dell’anno in corso. “In particolare, a tutte le unità navali, di qualsiasi tipologia, in transito nel tratto di mare prossimo alla zona interdetta è fatto obbligo di procedere con estrema cautela ed a lento moto; mantenere una distanza di sicurezza di almeno 400 metri; prestare la massima attenzione ad eventuali segnalazioni da parte delle unità della Guardia Costiera e delle Forze di Polizia e infine segnalare eventuali ulteriori situazioni di pericolo che si dovessero generare” conclude il graduato delle Capitanerie di Porto. Che tra gli obiettivi, oltre alla tutela della vita umana in mare, ha anche quello di “Restituire, alla comunità locale e agli utenti del mare, la fruibilità di un tratto tra i più suggestivi del litorale della Planargia” chiude Guido Avallone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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