Il nemico è dietro la porta di casa
I dati del primo semestre raccontano l’altra faccia di una provincia tranquilla: a volte il pericolo si nasconde in famiglia
ORISTANO. La percezione è sempre quella: una città tranquilla, in testa alle classifiche nazionali sulla sicurezza, con bassi livelli di delinquenza e con una presenza pressoché nulla di criminalità organizzata. Eppure c’è una Oristano nascosta che consuma quotidianamente una violenza spesso psicologica, a volte anche fisica. È la Oristano che viene fuori dai dati raccolti nel monitoraggio sulla violenza sulle donne in provincia. La Prefettura ha diffuso i numeri relativi al primo semestre del 2016. Il monitoraggio si articola in due parti: la prima basata sui dati forniti dalle forze dell’ordine, la seconda su quelli di Asl e Centro antiviolenza.
Forze dell’ordine. Rispetto al primo semestre del 2015 i dati segnalati dalle forze dell’ordine sono aumentati in modo consistente, passando da 39 a 73. Ma l’anno passato nel secondo semestre ci fu un vera impennata dei casi, che raddoppiarono raggiungendo il numero di 83. Rispetto alla seconda parte del 2015, quindi, c’è stato un leggero calo.
I 73 casi di questi primi sei mesi sono così suddivisi: la maggior parte (65) è relativo a denunce o querele presentate alle forze dell’ordine. Otto sono invece i casi in cui polizia e carabinieri sono intervenuti d’ufficio. Ci sono stati anche otto interventi per reati su cui non si può procedere d’ufficio a cui non è poi seguita una querela e sei ammonimenti del questore. In prevalenza ci si trova di fronte a casi di violenza psicologica (53,98 per cento), più raramente di violenza fisica (22,12). Gli atti persecutori si riscontrano nel 15 per cento dei casi, pressioni di tipo economico nel 5 e atti di violenza sessuale nel 3,54 per cento dei casi.
Le tipologie di reati: quella più frequente è la minaccia, nel 22 per cento delle situazioni. Seguono maltrattamenti contro familiari e atti persecutori (ciascuno al 15 per cento). Poco inferiore il numero di casi in cui si denunciano lesioni personali.
Gli autori della violenza sono prevalentemente uomini tra i 46 e i 65 anni di età (nel 42 per cento dei casi denunciati).
Il 60 per cento delle donne che hanno presentato denuncia o querela o per le quali le forze dell’ordine sono intervenute d’ufficio hanno subito più tipologie di violenza dalla stessa persona. Quasi divisi a metà i casi in cui la violenza si sia limitata a un unico episodio e quelli in cui invece gli episodi siano stati più numerosi.
Dove avviene la violenza? Per questioni di privacy molti casi (la maggioranza: oltre il 46 per cento) vengono catalogati in un luogo genericamente definito “Altro”. Ma spesso gli episodi di violenza accadono in casa (nel 40 per cento dei casi). I casi segnalati sono accaduti in prevalenza nel Campidano (76 per cento). Quasi sempre la violenza arriva dal partner o dall’ex partner.
Asl e Centri antiviolenza. Sono 77 le donne che nel primo semestre dell’anno si sono rivolte alle strutture territoriali. 51 ai Centri antiviolenza, 25 a presidi ospedalieri, una al consultorio. Di queste solo 16 hanno sporto denuncia o querela, in 30 non lo hanno fatto. Per i restanti casi non si conosce la decisione finale. La maggior parte delle vittime di violenza, il 37,66 per cento, ha un’età compresa tra i 31 e i 45 anni.
Nei dati di Asl e Centri antiviolenza si ribalta il rapporto tra violenza fisica e psicologica. Qui infatti prevalgono i casi in cui c’è stata violenza fisica (il 38,85 per cento), mentre nel 33 per cento la violenza denunciata è stata solo psicologica. Cresce il dato sulla violenza sessuale che sfiora il 10 per cento. Nell’oltre il 90 per cento dei casi le donne hanno subito più tipi di violenza. Inoltre è prevalentemente in casa che le donne che si rivolgono a strutture di assistenza hanno subito soprusi.
I responsabili di questi atti sono prevalentemente (nel 42 per cento dei casi denunciati) uomini tra i 46 e i 65 anni di età.
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