Malato di Sla, la difesa della dirigente

Daniela Sistigu accorda «piena solidarietà al ragazzo» e chiede nuovi documenti. Esposto in Procura dell’assessore

ORISTANO. La funzionaria comunale Daniela Sistigu dà «piena solidarietà e sostegno» al giovane malato di Sla che chiede assistenza al Comune. La responsabile del settore dei Servizi alla persona, indicata nell’esposto presentato dal ragazzo alla procura come colei che avrebbe bloccato la pratica, dice che avere l’assistenza «è un suo sacrosanto diritto, dovendo peraltro egli già sopportare una malattia così grave. La versione dei fatti, così com’è stata riportata, non è veritiera». Insomma, non sarebbe stata lei a far arenare la trafila burocratica o se l’ha fatto ritiene di avere dei motivi ben validi per prendere un provvedimento simile. Poche frasi spiegano comunque in maniera chiara la propria posizione, fermo restando che permane la disposizione emanata dal sindaco a inizio legislatura in cui veniva fatto divieto ai dirigenti di rilasciare dichiarazioni ai mezzi d’informazione.

Rapporto al segretario. A ogni buon conto, Daniela Sistigu ha dovuto fornire la sua versione anche ai piani alti dell’amministrazione comunale, visto che ieri mattina ha avuto un colloquio con il segretario generale, Luigi Mele. I chiarimenti richiesti dal responsabile amministrativo del personale non sono stati l’unica novità sul caso del diciannovenne che oltre a sfidare una forma gravissima e rarissima di Sla sta anche combattendo per ottenere l’assistenza che sinora non ha avuto.

Un secondo esposto. Accanto all’esposto inviato alla procura della Repubblica dal ragazzo, in tribunale è giunto un secondo resoconto della vicenda. Porta la firma dell’assessore Maria Obinu che a sua volta ha ritenuto opportuno inviare alla magistratura la segnalazione su quanto stava accadendo. La dirigente, dal canto suo, ha inviato al malato una raccomandata nella quale si chiede di presentare ulteriore documentazione sul reddito familiare dal momento che ritiene non conforme quella fornita. Ma anche le certificazioni sanitarie sono state ritenute inadeguate. Non è quindi sufficiente il parere del centro specialistico milanese, uno dei migliori in Italia nel campo della cura per la Sla.

L’assessore. Intanto l’assessore Maria Obinu chiarisce la sua posizione: «Come amministratore ho chiesto di conoscere con esattezza quanto accaduto. Il segretario generale ha a sua volta sollecitato una relazione alla dirigente e all’assistente sociale con cui collabora. Un malato che si avvicina allo sportello deve sempre sentirsi accolto e eventuali questioni burocratiche non devono riguardare gli utenti. Prova ne sia il fatto che per il progetto “Ritorni a casa” io stessa ho dato disposizioni di inoltrare ugualmente le richieste, nonostante la Regione avesse indicato il 6 agosto come data di scadenza. Purtroppo non c’è un termine entro il quale una malattia si manifesta e noi non vogliamo chiudere la porta agli utenti che ci chiedono aiuto. È il motivo per cui ho sostenuto con la dirigente che la pratica andava comunque valutata e portata avanti».

L’associazione AiSla. Reazioni arrivano anche dal presidente regionale dell’Associazione AiSla che rappresenta i malati. A parlare è il presidente Giuseppe Lo Giudice: «Il funzionario ha il dovere di ricevere chi richiede assistenza e, ancor di più, di fornire ogni spiegazione possibile affiché possa beneficiare dei progetti che la Regione mette a disposizione dei malati. Sarà eventualmente la Regione a decidere se prendere in carico o meno il paziente. Conosco molto bene questa situazione e mi pare che ci troviamo di fronte a uno scontro con la burocrazia che non ha eguali. La dignità umana e ancor più la dignità di un giovane malato di Sla devono venire prima di ogni altra questione».

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