La Nuova Sardegna

Oristano

denunciata per furti in chiesa

Rubava portafogli e borsette mentre le donne pregavano

Rubava portafogli e borsette mentre le donne pregavano

ORISTANO. Tra un Padre Nostro e un’Ave Maria, le mani non erano più giunte. Si allungavano verso le borsette delle anziane donne assorte in preghiera e in men che non si dica riempivano altre tasche....

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ORISTANO. Tra un Padre Nostro e un’Ave Maria, le mani non erano più giunte. Si allungavano verso le borsette delle anziane donne assorte in preghiera e in men che non si dica riempivano altre tasche. Le vittime si accorgevano solo alla fine della funzione o del raccoglimento che l’arte predatoria ha i suoi discepoli persino in chiesa. Una di loro dovrà chiedere l’assoluzione, ma soprattutto, in attesa della giustizia del mondo che verrà, dovrà fare i conti con la giustizia terrena. H.S., nomade di origine bosniaca di 29 anni residente al campo di Porto Torres, è stata infatti denunciata per il suo peccato trasformato da episodico in abituale, visto che le sue incursioni in questi mesi sono state molteplici. Non tutti i peccatori sono evidentemente portati al pentimento.

Succedeva che la ragazza, in compagnia di un’amica, amava frequentare le chiese e osservare quali potessero essere le sue vittime. Sceglieva accuratamente donne di una certa età, sole e ovviamente con la borsetta appresso. Quindi operava il prelievo non autorizzato del portafogli, mentre queste recitavano le loro preghiere. Come ben si sa, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi così per la ragazza il problema è insorto nel momento in cui non si è accontentata dei pochi contanti presenti nei vari portafogli. Di fronte a una tessera bancomat, la tentazione è diventata talmente forte che, dopo aver derubato una signora nella basilica del Rimedio, la ragazza è stata folgorata da un’altra idea quando si è trovata di fronte a uno sportello bancario. Ha pensato di poter arrotondare e così ha provveduto a fare un prelievo ignorando che quello sportello avesse una telecamera di sicurezza. È a quel punto che il lavoro degli agenti della Polizia di Stato ha imbeccato la strada giusta. Non è stato semplice, ma alla fine negli archivi della questura è spuntato fuori il volto che corrispondeva a quello della ragazza che è stata denunciata per furto aggravato – non solo quello del Rimedio, ma diversi altri in molte chiese cittadine e del circondario – e per violazione della misura di sorveglianza sociale a cui era sottoposta. Adesso i poliziotti cercano di dare un volto anche alla sua amica. (e.c.)

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