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Oristano

Bosa diventa punto di sbarco del pescato

Bosa diventa punto di sbarco del pescato

Con il Gac gli operatori del settore avranno a disposizione nel porto un’area dedicata e ben definita

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BOSA. A breve la marineria professionale che opera nella città del Temo avrà a disposizione un punto di sbarco del pescato. Questa una delle novità emerse durante l’incontro dei giorni scorsi a Bosa, organizzato dall'assessorato comunale alla pesca seguito da Silvia Tanda e dal Gac Nord Sardegna, in collaborazione con la Guardia Costiera di Bosa. Il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo, tenente di vascello Guido Avallone, ha elencato infatti una serie di informazioni utili agli operatori, frutto di recenti novità legislative, e fatto il punto della situazione sull'individuazione dell'area da destinare a punto di sbarco per le unità che operano in zona e per quelle in arrivo. Una necessità ormai non più procrastinabile, considerato che le normative comunitarie a tutela della filiera del prodotto ittico impongono questo servizio. Individuato nel tratto est della banchina fluviale di Bosa Marina, a due passi dalla Guardia Costiera. Il molo infatti nel tratto verso la foce è destinato ad ospitare le unità in transito, stabilisce un’ordinanza del 2015, mentre in quello verso l’entroterra con tutta probabilità diventerà a breve formalmente e a tutti gli effetti punto di sbarco. Il progetto comunque è ancora in fase preliminare, anche perché, benchè dalla Asl sia già arrivato un parere favorevole, Guido Avallone vuole ascoltare i pescatori per eventuali proposte di modifica o osservazioni, e condividere quindi la decisione con chi sul mare opera professionalmente. Ancora in tema di pesca il graduato della Marina ha inoltre informato i presenti all’incontro sulle recenti modifiche del decreto legislativo 4/2012, introdotte dalla legge 154 del 2016 entrata in vigore ad agosto. Legge che impone un nuovo regime sanzionatorio, considerata la depenalizzazione del reato di detenzione, sbarco, trasbordo, trasporto e commercializzazione del pescato sotto la taglia minima di legge. La condotta però resta comunque illecita, e perseguibile attraverso l’irrogazione di pesanti sanzioni, comprese tra 1.000 e 75.000 euro in proporzione alla qualità del novellame catturato. Senza contare le cosiddette pene accessorie, anche queste inasprite considerato che si va dalla sospensione della licenza di pesca da tre a sei mesi e del certificato di iscrizioni al registro pescatori fino ad un massimo di tre mesi. Fra le varie questioni trattate nell’incontro anche quella della pesca del tonno rosso e del pesce spada. Le novità legislative interessano anche la pesca sportiva, visto che la norma anche in quest’ambito inasprisce le sanzioni applicabili, nel caso in cui venga superato il quantitativo massimo giornaliero pro capite dei 5 kg di pescato. Con verbale che può toccare anche i 12.000 euro se si commercializza il pesce catturato.

Alessandro Farina

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