In corso la lotta dei grandi marchi
In vent’anni la rivoluzione con il via libera anche ai giorni festivi e più ore al lavoro
ORISTANO. In principio furono proprio i centri commerciali a spaccare in due il mondo delle “botteghe” oristanesi. Anche in una città sonnacchiosa, ci si abituò due decadi fa al nuovo che avanzava: aperture domenicali e festive, orario continuato e chiusure posticipate sino alle 21. Non era certo un modello di ispirazione locale, ma qualcosa di importato che però ben presto tutti hanno acquisito e fatto proprio.
A ruota hanno infatti seguito anche tutti gli altri supermercati, mentre gli unici ad aver resistito sulla lunghezza d’onda del passato sono stati i negozi di abbigliamento o comunque quelli dove non si vendono alimentari, escludendo il periodo delle vacanze natalizie.
Per una ventina d’anni si è viaggiato su questo binario che sembrava ormai consolidato, ma recentemente un’ulteriore spinta è stata data dal marchio Crai che si è spinto oltre l’orario giornaliero ormai consolidato delle 9-21. La concorrenza si batte con la concorrenza e così la mossa, attuata peraltro al di fuori del classico spazio dei centri commerciali, ha spiazzato un po’ tutti. Insomma, la guerra tra grandi marchi è destinata a farsi più aspra anche nella piccola Oristano. Al di fuori dai grandi flussi di commercio, la città di Eleonora ha comunque un mercato appetibile ed esigenze che appaiono mutate rispetto a qualche anno fa. I supermercati cercano così di andare incontro alle nuove esigenze sociali, dove certe categorie di lavoratori si trovavano spesso in difficoltà per compiere uno dei gesti più banali: fare la spesa.
In estate una parte dei commercianti del centro storico aveva lanciato la proposta di cambiare l’orario di apertura, posticipandolo affinché non ci si ritrovasse con i negozi vuoti per il fatto che i clienti fossero lontani dalla città e si stessero godendo un bagno al mare. La proposta però non aveva fatto breccia e qualche isolato tentativo si era rivelato inutile in una situazione in cui serviva eventualmente fare gruppo e non andare in ordine sparso.
Ma per la grande distribuzione il discorso è diverso, visto che risponde a logiche assai meno individuali e la forza lavoro viene gestita dall’alto. Già, resta proprio il discorso dei lavoratori: nessuno di loro sinora ha alzato la mano per sostenere che così vede ridotti gli spazi per la propria vita privata. Ma evidentemente in un periodo in cui un’occupazione è merce sempre più rara e il ricorso alle battaglie sindacali fuori moda, si sono ben presto adeguati al nuovo credo dell’apertura prolungata come avviene nelle grandi città.
Chi resiste invece sono i piccoli commercianti, impegnati nella gestione della loro attività in maniera diversa. Sarà ancora per molto così?
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