Funzionario condannato ma resiste una sola accusa
Un anno e quattro mesi per Marco Sechi, ex responsabile del Cantiere comunale Cadono i reati di peculato, truffa e furto, non quello sull’orario di lavoro
ORISTANO. Come in un bowling i birilli cadono quasi tutti. Ne resta in piedi uno e quell’uno, per quanto mutato rispetto al capo d’imputazione, costa la condanna a un anno e quattro mesi e mille euro di multa per l’ex responsabile del Cantiere Comunale di via Zara, Marco Sechi. Il funzionario era finito di fronte ai giudici per una serie di reati, contestazioni frutto di un’indagine della Guardia di finanza del 2012 con la quale si puntava a scoprire le sacche di illegalità all’interno delle pubbliche amministrazioni. Era il periodo dei “furbetti del cartellino” e a Oristano l’attenzione si concentrò proprio su Marco Sechi che fu accusato di peculato, truffa, furto aggravato e occupazione di edificio pubblico.
I quattro capi d’imputazione però hanno resistito solo in minima parte alla prova dell’aula. Di fronte alla richiesta del pubblico ministero Rossella Spano, che riteneva confermate dal dibattimento tutte le ipotesi di reato e che aveva sollecitato la condanna a tre anni e cinque mesi, i giudici del collegio presieduto da Carla Altieri – a latere Andrea Mereu ed Enrica Marson – hanno dato alla vicenda una lettura assai diversa. Uno dietro l’altro sono caduti i reati di peculato, furto aggravato e occupazione di edificio pubblico. L’unico rimasto in piedi, ma con una formula rivisitata, è stata la truffa ai danni del Comune. Quello ritenuto confacente a questo caso è stato quello di assenza dal servizio dei pubblici dipendenti, introdotto nel 2011 come reato a se stante. E così, di fronte a un rischio molto elevato, Marco Sechi si ritrova con la condanna a un anno e quattro mesi con la sospensione condizionale della pena.
Lo scenario iniziale, coincidente con quello disegnato dall’accusa, era certamente molto più pesante. Gli si attribuiva l’utilizzo dell’auto di servizio come se fosse la propria; di aver chiuso un occhio o forse due di fronte all’utilizzo di locali comunali da parte di ex dipendenti dell’amministrazione e di loro familiari come se fossero strutture private, tanto che alcuni di loro erano finiti nelle maglie della stessa inchiesta definita precedentemente; e ancora il furto di energia elettrica collegato proprio all’utilizzo di macchinari di privati cittadini all’interno di quei locali sui quali Marco Sechi avrebbe dovuto operare il controllo e non consentire che diventassero sedi di attività private; infine c’era la truffa legata alla timbratura del cartellino in cui veniva registrato l’orario di lavoro, poi rivisto nel reato per cui è arrivata la condanna.
Su tutti i primi capi d’imputazione i giudici hanno invece ritenuto di dover arrivare all’assoluzione. L’avvocato difensore Laura Onida aveva a più riprese contestato le accuse, spiegando le contestazioni proprio con il tipo di lavoro svolto da Marco Sechi. Tra ore di straordinario, reperibilità costante soprattutto in periodo di elezioni e la necessità di andare da un cantiere all’altro per verificare i lavori, aveva la necessità di utilizzare l’auto di servizio e di averla costantemente a disposizione. Sull’utilizzo dei locali pubblici da parte di privati c’era poi la segnalazione fatta al dirigente di quelle presenze non regolarizzate. Restava la timbratura del cartellino che segnava un orario coincidente con quello in cui Marco Sechi era stato notato altrove dalla Guardia di finanza. Insomma, non era al lavoro ma risultava presente. Qualcuno quindi lo aveva fatto per lui.
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