Sartiglia, un “tesoro” non valorizzato
Caccia a nuovi sponsor alla Fiera di Verona ma pochi conoscono l’evento. Obino: «Un grave punto debole, ora nuovi piani»
ORISTANO. Talmente bella e unica da acchiappare l’attenzione dei pubblicitari. Eppure il suo fascino resta poco sfruttato. Succede alla Sartiglia che torna da Verona con quel responso che tutti temevano. Alla Fiera, molto frequentata dagli specialisti del mondo del cavallo, è emerso un quadro con qualche tinta scura. La manifestazione per eccellenza della città di Oristano resta sconosciuta al grande pubblico degli appassionati di equitazione, ippica e allevamento. «Abbiamo fatto una verifica con le aziende presenti a Verona per cercare di trovare nuovi sponsor e tutti sono rimasti affascinati dalla Sartiglia, ma hanno confessato di non conoscerne affatto l’esistenza», spiega il presidente della Fondazione Sartiglia, Francesco Obino. L’organismo che si occupa della valorizzazione e della promozione dell’evento più importante della città di Eleonora riconsoce: «Ovviamente questo è un punto debole e bisogna cercare di migliorarsi. La strada giusta, secondo noi, è quella di non ricorrere alla comunicazione di massa perché troppo generalista. Riteniamo sia meglio fare breccia nell’ambito di manifestazioni legate al settore».
Così se la Sartiglia ancora non sfonda nel mondo del business, il mondo del business “usa” la Sartiglia. Succede però a ruoli invertiti, nel senso che sono le aziende private a scegliere, per reclamizzare il proprio prodotto, di utilizzare immagini del carnevale più suggestivo della Sardegna. La giostra oristanese finisce così tra le pagine di riviste, sui siti internet, in video pubblicitari non per reclamizzare se stessa, ma perché la sua forza evidentemente è ritenuta trascinante da chi la utilizza.
Le sue immagini, secondo gli esperti di marketing, hanno evidentemente quella forza propulsiva che poi spingerebbe il consumatore all’acquisto del prodotto che ha l’ha scelta per caratterizzare la propria pubblicità. Ma la Sartiglia può essere il soggetto di campagne pubblicitarie senza alcun controllo sui diritti di immagine? Il problema è da tempo sul tavolo della Fondazione. È ancora il direttore a chiarire il funzionamento di tale meccanismo: «Possiamo solo bloccare l’utilizzo di immagini o l’accostamento della Sartiglia di Oristano ad altre manifestazioni che abbiano caratteristiche simili a essa e questo è già accaduto in passato. Per ora non possiamo intervenire sull’utilizzo delle immagini della giostra all’interno di pubblicazioni o persino se inserite in spazi pubblicitari».
La Sartiglia si svolge infatti in un luogo pubblico, non tutelato da particolari vincoli che possano impedire a qualsiasi spettatore di “rubare” uno scatto e di utilizzarlo per fini slegati da quello della valorizzazione del marchio. «Per prima cosa dobbiamo tenere conto del fatto che alcune campagne pubblicitarie che utilizzano le nostre immagini sono di aziende che sponsorizzano la Fondazione – prosegue il direttore Francesco Obino –. Abbiamo comunque preso contatti con il Consorzio per la Tutela del Palio di Siena, ma al momento senza un’azione politica non abbiamo possibilità di intervenire alla stessa maniera della manifestazione senese». Nella storica città toscana infatti l’intera piazza viene intesa come luogo chiuso che fa un tutt’uno con la corsa vera e propria, per cui, al di là dell’utilizzo privato che ciascuno può fare delle immagini del palio, tutti gli altri devono chiedere l’autorizzazione al consorzio che lo tutela. «Siamo lontani anni luce dal compiere un passo simile», conclude Francesco Obino.
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