«Imparate a regalare il vostro perdono»
Ieri la cerimonia di chiusura della Porta Santa, ma resta l’impegno quotidiano. Il messaggio dell’arcivescovo Ignazio Sanna
ORISTANO. Si è chiuso ieri anche a Oristano l’anno santo della Misericordia che, in realtà, dovrà continuare nel programma pastorale diocesano 2016-2017 varato ufficialmente sabato pomeriggio durante l'assemblea conclusiva del Convegno ecclesiale sul tema “La parrocchia e la ministerialità laicale”.
Per aggiungere sprint alla Chiesa arborense, nei giorni scorsi l’arcivescovo Ignazio Sanna ha anche emanato due decreti che rivoluzionano tre momenti importanti, di forte impatto popolare, della vita cristiana: la celebrazione dei sacramenti del Battesimo e della Cresima, e il rito dei funerali. Rito conclusivo giubilare anche ad Ales, alle 16,30, presieduto in cattedrale dal vescovo padre Roberto Carboni.
La porta santa della Chiesa madre, l'unica obbligatoria in questo Giubileo della Misericordia, si è chiusa ieri pomeriggio in concomitanza con l'analogo rito finale nella basilica di San Pietro, a Roma. La cerimonia ha coinciso con l'ultima assemblea del convegno ecclesiale diocesano che dal 7 ottobre scorso impegna decine di laici nella messa a punto del piano pastorale diocesano per l'anno 2016-2017. Il 13 novembre scorso la chiusura delle porte sante delle chiese della Madonna del Rimedio, della Madonna di Bonarcado, di San Mauro (Sorgono), del Monastero delle Clarisse, e di Sant'Ignazio da Laconi.
«Se vogliamo, ora, tentare un primo bilancio dell'anno giubilare possiamo dire anzitutto che esso è stato vissuto generalmente come anno di grazia e di misericordia. Non è possibile e neppure conveniente, però - dice monsignor Ignazio Sanna - determinare la misura dell'arricchimento spirituale e della conversione interiore. Ciò potrebbe essere inutile e fuorviante. È molto difficile, infatti, descrivere il travaglio interiore delle persone, i dialoghi spirituali nel segreto della coscienza, la lotta dell'animo per lasciare abitudini cattive e acquisire nuovi orientamenti morali. Quello che si è vissuto nell'intimo delle coscienze lo conosce solamente Dio. Si può dire solo qualcosa sul duplice frutto che il giubileo doveva produrre, ossia la misericordia ricevuta e la misericordia donata. La misericordia ricevuta è facile - aggiunge il presule - perché Dio non la nega a nessuno. Dio è Padre di tutti. Gesù è morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini».
La piena e totale riconciliazione dell'uomo e del mondo si realizzerà alla fine dei tempi, «ma - aggiunge l'arcivescovo - è anche vero che nel cammino della storia sono possibili piccoli passi e generosi sforzi di riconciliazione. Nella lettera pastorale per la preparazione del giubileo ho scritto che “nessuno si sentirà più povero per aver perdonato un’offesa; ognuno si sentirà più ricco per aver perdonato una persona. Tutti possiamo dare e ricevere il dono della pace”. Non solo nella celebrazione liturgica, ma, soprattutto, nelle vicende della vita quotidiana. La diversità di opinioni, convinzioni, orientamenti, sempre possibili, deve servire non a creare conflittualità e divisione, ma a far vivere e operare una comunità, unita nelle cose essenziali, libera nelle cose secondarie».
Il convegno ecclesiale ha visto le assemblee parrocchiali impegnate sui campi di lavoro della ministerialità laicale: la vita liturgica, la catechesi per organizzare il post-cresima anche con la creazione degli oratori, l'urgenza di curare la carità.
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