La Nuova Sardegna

Oristano

Emergenza profughi In 521 in attesa: 90 i minorenni soli

di Michela Cuccu
Emergenza profughi In 521 in attesa: 90 i minorenni soli

La Caritas chiama a raccolta istituzioni e associazioni Il contributo di tutti gli attori di un sistema complesso

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ORISTANO. «L’emergenza migranti e il crescente numero di nuovi rifugiati preoccupano fino a mettere in agitazione molte persone anche nella nostra Diocesi»: l’allarme arriva dalla presidentessa della Caritas diocesana, Giovanna Lai e viene lanciato durante un convegno sulle migrazioni organizzato lunedì sera. Sono 521 i profughi in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, ospitati nelle 14 strutture di accoglienza, prevalentemente agriturismo ed alberghi, della provincia di Oristano. La maggioranza sono maschi, appena 24 le donne e 90 i minori non accompagnati. La presenza di profughi in provincia è un fenomeno relativamente recente e abbastanza contenuto rispetto ad altri territori: dal 2014 ad oggi, ne sono transitati in tutto 1970. Provengono in maggioranza dall'Africa, principalmente da Eritrea, Mali, Nigeria e Sudan, ma è consistente anche la presenza di siriani. Più contenuto invece il numero dei richiedenti asilo arrivati ad esempio dal Bangladesh o dalla Palestina. Negli anni, la maggior parte dei profughi ha lasciato autonomamente l'Oristanese, per raggiungere soprattutto il Nord Europa. «Non possiamo non considerare come questo rappresenti il fenomeno sociale più importante del nostro tempo - ha continuato Giovanna Lai - e solo attraverso una corretta informazione lo si può affrontare nel modo migliore».

Sono stati i dati, forniti dal vice prefetto vicario Paola Dessì a dare la misura di quella che nel suo intervento ha definito «una crescita importante del fenomeno», ponendo la differenza fra la presenza di cittadini stranieri in provincia, comunque in crescita, passati dai 2033 residenti nel 2010 a 2256 nel 2015. Di questi, soltanto 1371 sono extracomunitari, mentre è la Romania, con il 33,7 per cento, il paese europeo maggiormente rappresentato nel territorio. Immigrati arrivati qui quasi sempre per motivi di lavoro, come nel caso delle badanti originarie dei paesi dell’Est Europa, o la folta comunità di cittadini marocchini che operano prevalentemente nel commercio.

I profughi sono in numero nettamente inferiore: 521 e soltanto il 6 per cento di loro riesce ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato. Solo la collaborazione fra istituzioni e volontariato ha reso più efficiente il sistema di accoglienza. Un ruolo importantissimo, lo ha svolto la Asl 5. Come hanno spiegato il commissario straordinario, Maria Giovanna Porcu e la dottoressa Valentina Marras, c’è un grande impegno per assicurare il diritto alla salute ai profughi ospitati in provincia.

Anche la scuola sta facendo la sua parte. Da anni il Ctp di Oristano tiene corsi di alfabetizzazione, come ha spiegato la responsabile, Maria Giovanna Pilloni. «Il contributo della Chiesa verso l’integrazione – ha concluso l’arcivescovo Ignazio Sanna – sarà continuo e costante».

La Caritas ha anche presentato un glossario dal titolo: “Immigrazione: acronimi e glossario. Sussidio per una comunicazione corretta e senza equivoci”. Un piccolo manuale che spiega, in maniera semplice e compiuta, una realtà spesso oggetto di equivoci e incomprensioni.

“A” come asilo politico, “E” come extracomunitario, “H” come hotspot: termini di uso comune, ma spesso solo pochi, magari gli addetti ai lavori, ne conoscono il reale significato. Da qui l’iniziativa della Caritas diocesana che, per rendere a tutti più comprnesibile una realtà che per il territorio dell’Oristanese è tuttavia abbastanza recente, ha realizzato questo glossario.

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