Il nodo dei vecchi debiti e quei terreni così preziosi
L’amministrazione comunale chiede risposte su tributi non pagati per un milione A settembre il voto contrario dei soci della TreA: emergono i primi rimpianti
ORISTANO. Per tanto tempo nessuno ha creduto che la Società bonifiche sarde potesse essere un boccone appetibile. Poi c’è stata l’occasione per annettere tutto il patrimonio del colosso TreA, ma i soci, preoccupati per la crisi legata al crollo del prezzo del latte, hanno detto no all’acquisto. Ora che un compratore vero si è materializzato e che per completare l’accordo manca solo la firma, c’è chi rimpiange le occasioni perdute e pensa a quel patrimonio di terreni che finirà a un concorrente. È come se in una luccicante via di negozi di lusso, un vecchio locale in disarmo venisse rilevato da un imprenditore arrivato da fuori. Un imprenditore che vende le stesse cose proposte dagli altri negozi. Ma prima ci sono da risolvere problemi impellenti e pratici. «Anche come Unione dei Comuni - dice il sindaco Manuela Pintus - abbiamo sempre posto il problema della salvaguardia dei 26 posti di lavoro. Pare che ci siano delle garanzie, ma noi chiediamo anche che i lavoratori vengano lasciati qui, che non vengano messi davanti alla prospettiva di un trasferimento».
C’è poi la questione dei debiti della Sbs con il Comune per tributi non pagati. Non un euro è stato versato dal 2006 a oggi, secondo il Comune. E il conto complessivo è salito a oltre un milione di euro. C’è infine la questione dello stato fatiscente degli immobili e della viabilità di competenza della Sbs: «Crollano i ponti di accesso ai fondi agricoli - dice Manuela Pintus - e si fatica ad accedere alle risorse che occorrerebbero per riportare alla normalità i 124 chilometri di strade rurali che utilizzano non solo le circa 200 aziende e tutti i mezzi pesanti del territorio ma anche gli scuolabus che accompagnano a lezione circa 130 studenti ogni mattina». Chi provvederà a sistemare tutto? Un quesito per ora senza risposta.
Mentre le organizzazioni di categoria dei produttori per ora non si pronunciano, qualche allevatore di Arborea comincia a manifestare dei timori: «Qualsiasi società arrivi entrerà in competizione con le aziende locali»: è questo lo scenario che viene disegnato da Daniele De Vecchi, imprenditore del settore agro-zootecnico. Gli acquirenti della Sbs diventeranno proprietari di un’ampia fetta di terreni irrigui sui quali gli allevatori e agricoltori locali avevano messo gli occhi: «Quei terreni - chiarisce De Vecchi - sarebbero serviti ai produttori di Arborea per incrementare le scorte di mangime. Abbiamo aumentato il numero di capi per essere più competitivi sul mercato. Quei terreni ci sarebbero serviti».
Sulla stessa linea anche un altro giovane allevatore di Arborea, Federico Torresan: «La preoccupazione per il futuro è tanta. Quei terreni sarebbero serviti al Sistema Arborea per abbattere i costi del mangime per gli animali».
L’obiezione però è automatica: la Sbs è in vendita da anni, diverse aste sono andate deserte e così la Regione è passata alla trattativa privata. Perché nessuno si è mai fatto avanti concretamente? L’assemblea dei soci della TreA, chiamata a decidere sull’acquisto della Sbs, a settembre ha bocciato la proposta del consiglio di amministrazione che prevedeva l’acquisto della Bonifiche sarde per quasi 10 milioni di euro. In 85 hanno votato contro, in 50 a favore. «Diverse manifestazioni di interesse c’erano state - ricorda Federico Torresan -, di interesse invece non ce n’è stato da parte della Regione a venire qui per chiedere il perché di quegli approcci mai portati a compimento. Nessuno è mai venuto a chiedere quali problemi ci sono, perché l’assemblea dei soci della TreA ha votato contro l’acquisizione della Sbs».
La spiegazione di quel “no” sta nella crisi del settore: «L’opportunità di presentare un’offerta - dice ancora Torresan - è arrivata in un periodo difficile».
«Il periodo peggiore - rincara Daniele De Vecchi - con il prezzo del latte ai minimi storici. Fare quella scelta, per i produttori di Arborea, non è stato facile. Si è pensato all’oggi e al domani e non al dopodomani». Ora forse qualcuno comincia a rimpiangere quella scelta.
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